Dodicesimo episodio dal titolo: Il capriolo fa le capriole

Cs – Era ora. Dove sei stato fino adesso? Non dirmelo, lasciami indovinare: a Mu.
E – …
Cs – Com’era, stavolta?
E – Estinta, come sempre.
Cs – Quando mi ci porti?
E – Mai.
Cs – Ti prego!
E – Ne abbiamo già parlato.
Cs – Riparliamone.
E – Enne-o.
Cs – Ci sarà pure un modo per arginare il problema!
E – Quale problema?
Cs – Il fatto che io esisto e tu no.
E – Errato: io esisto nella mia realtà e tu esisti nella tua.
Cs – Allora perché tu puoi venire a Milano e io non posso venire a Mu?
E – Perché io sono fatto di una materia più fluida e sottile. E perché il tuo capo non ti paga le ferie.
Cs – …
E – …
Cs – Allora portami un Lemure così ci gioco mentre tu sei via.
E – E’ troppo pericoloso.
Cs – Invece è mansueto, docile e molto domestico. Mi sono documentata.
E – E’ pericoloso, ti dico.
Cs – Invece è mansueto!
E – E’ pericoloso portarlo qui da te.
Cs – Perché?
E – Perché il Lemure è abituato a vivere in un habitat inventato. La realtà lo ucciderebbe. Qui non sopravviverebbe mezza giornata, fidati. Perché non ti prendi un procione normale? E' una specie di Lemure anche il procione. Li vendono sai, i procioni? Te ne compro uno?
Cs – NON VOGLIO UN PROCIONE! Voglio un Lemure vero, cioè inventato. Capito? Dai, portamene uno. Uno solo, ti prego!
E – No. Niente viaggi su isole estinte, niente animali inventati. Smettila di frignare e raccontami cosa hai fatto mentre ero via.
Cs – Lo sai.
E – Infatti lo so, ma voglio che me lo dica tu.
Cs – Invece non ti dico un bel niente. Dov’eri mentre facevo l’incubo, eh? E martedì scorso quando ho detto ben tre bugie, dov’eri? E giovedì? Dov’eri giovedì mattina quando pioveva e ho lasciato a casa l’ombrello?
E – Ero a Mu.
Cs – Appunto! Perché non sei tornato? Di solito torni. Io ho bisogno e tu torni. Funziona così, no? E’ sempre stato così. Incubo: torni. Ginocchio sbucciato: torni e bacio. Crisi esistenziale: torni e parliamo.
E – …
Cs – Tu non puoi piantarmi in asso così. Io devo poter contare su di te in ogni momento. Devo, capisci? Tu devi esserci. Sei il mio Essere Umano di Riferimento, perciò essici, siici o come si dice. Insomma, devi esserci in modo che io possa riferirmi a te.
E – A volte potrei non esserci.
Cs – COSAAAA?
E – Non alzare la voce. Certo che potrei non esserci. Mi sembra ovvio. Ho anch’io le mie cose da fare: devo accudire i miei Basilischi, potare le mie Mandragore…
Cs – E io?
E – Tu cosa?
Cs – Come faccio se ho bisogno e non vieni?
E – Fai senza.
Cs – …
E – Ti arrangi, come tutti.
Cs – …
E – …
Cs – …
E – …
Cs – Non mi vuoi più bene.
E – Invece sì.
Cs – Invece no.
E – Devi imparare a sbrigartela da sola. Sarà faticoso, ma imparerai. Come hai notato, vengo da te sempre più raramente. Finché un bel giorno non verrò più. Quel giorno ti accorgerai di non avere più bisogno di me e sarà un giorno stupendo e terribile. Sarà il giorno in cui saprai badare a te stessa.
Cs – Perché terribile?
E – Perché da quel giorno potrai pensare di badare a qualcun altro.
Cs – Chi? Quando?
E – Biologicamente sei programmata per dar fuori di matto tra 5 anni. Però, conoscendoti, potrebbe succedere anche prima, oppure mai. Dipende da molti fattori variabili.
Cs – Ti odio!
E – Sei una ragazzina senza cervello.
Cs – Esatto. Perciò devi restare e pensare al mio posto finché non saprò badare a me stessa, l'hai detto tu un attimo fa. Non ha senso che te ne vada proprio adesso che sono nel culmine del mio sviluppo psico-emotivo. In questo momento critico, il tuo incoraggiamento è decisivo: la tua visione lucida e la tua grande esperienza, unite all’inestimabile valore del tuo supporto affettivo, non potranno certo danneggiarmi. E’ risaputo che le persone crescono più equilibrate se acquisiscono il senso della realtà . Alla mia età non posso continuare a inventarmi le parole che non esistono e fare le cose a vanvera.
E – Mi hai quasi convinto. Quanti anni hai, ormai?
Cs – Quindiciassei in punto.

