Copiascolla,
     spremuta di parole a caso


 

Finto testo

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spremuto da copiascolla, 15:36 | link | commenti (6)
letterature



covers

Fucking People
Copiascolla, 2007
92 Kb, 500x136 px, 72 dpi
Tecnica mista: CYMK su RGB

[In quest'opera l'autore rappresenta quattro gravidanze e una peritonite.]

spremuto da copiascolla, 17:24 | link | commenti (4)
quadretti



CattivitĂ  e cattiveria

Oggi Dolores è sconvolta per ciò che è accaduto ai poveri visoni madrileni, vittime innocenti della crudentà umana. In quanto mustelide, si sente profondamente indignata per le condizioni in cui versano non solo suoi cugini spagnoli, ma tutti gli animali da pelliccia.

Perciò dapprima ha deciso di fingersi morta per protesta, facendomi prendere un colpo. Poi ha scelto di trascorrere tutta la giornata nella sua cesta, a completo digiuno, con le zampe legate dietro la schiena e un cartello con su scritto (da me, a pennarello): Hasta la mancuspia, siempre!

In questo modo crede di sperimentare l'umiliazione della prigionia, invece non ha la minima idea di cosa significhi nascere, vivere e morire in gabbia, senza vedere mai la luce del sole. Così come tanti polli e tacchini, cavalli, vitelli, trote salmonate e altri animali buoni da mangiare.

Quando poco fa ho cercato di farla ragionare, spiegandole che le pellicce sono un accessorio immancabile nel guardaroba di una signora e il petto di pollo è alla base di una sana alimentazione, mi ha dimostrato il suo disprezzo per il genere umano dandomi, simbolicamente, un morso così forte che a momenti mi trancia un dito.

spremuto da copiascolla, 14:22 | link | commenti (9)
polemiche, mancuspia



Neopleasure 2.0

- Devo dirti una cosa.
- Cosa?
- Ho un Tumblr.

spremuto da copiascolla, 23:56 | link | commenti (1)
segnaletica



moratti

Mestizia Moratti
Copiascolla, 2007
56 Kb, 500x122 px, 72 dpi
Tecnica mista: sfregio su pixel
Courtesy of: l'amico Pao, colui il quale ha restituito una dignitĂ  ai panettoni della sosta.

[In quest'opera l'autore individua parecchi punti di contatto tra il Sindaco di Milano e un pinguino di cemento.]

spremuto da copiascolla, 11:56 | link | commenti (1)
quadretti



Confessioni di una mente pericolante

Ci sono due modi di fare le cose: per benino e alla cazzo.
Io faccio quasi tutto alla cazzo, tranne le cose a cui tengo veramente: quelle le faccio con sacrale devozione, assoluta concentrazione, impegno, costanza, dedizione totale e perfezionismo ossessivo-compulsivo.

Scrivere è una di queste. Per benino, non esiste.

Scrivere è un esercizio di precisione, una pratica per certi versi estenuante. Il refuso è sempre in agguato, il contenuto è a costante repentaglio d'inesattezze, bisogna verificare tutto senza distrarsi un attimo. Per questo se suona il telefono, lo scaravento a terra. Se qualcuno osa rivolgermi la parola, lo sbudello.

Ci vuole disciplina e concentrazione, per scrivere bene. Ma soprattutto per scrivere male.

Quando scrivo controvoglia, è un dramma. Scrivo, correggo, riscrivo e rileggo e alla fine viene fuori una merda. Oppure mi sfugge un errore, come quella volta che ho mandato in stampa migliaia di espositori da banco con su scritto: RICHIEDI AL TUO FARMACISTA UN CAMIONCINO IN OMAGGIO.

Certe volte non riesco a scrivere due acche in croce, oppure vomito conati di parole a vanvera. Allora riciclo, rielaboro, ripesco. Quella del camioncino è successa anni fa, ma fa ancora ridere. E non correggo. Quella volta che ho mandato lo so anch'io che non si dice, ma lo scrivo lo stesso.

Spesso falsifico la realtĂ , per renderla piĂą credibile.

E' vero per esempio, che una volta mi sono travestita da mummia egizia avvolgendomi nella carta igienica. Per fare spavento a un tizio che mi aspettava nudo nell'altra stanza per fare solfeggio, è falso. Cioè, era effettivamente nudo nell'altra stanza ma mi aspettava per fare sesso e si trattava del mio insegnante di cornamusa.

E va bene, di pianoforte.

spremuto da copiascolla, 03:24 | link | commenti (9)



dreamz

They heart Huckabee
Copiascolla, 2007
88 Kb, 500x217 px, 72 dpi
Tecnica mista: flame su pixel

[In quest'opera l'autore profetizza che il prossimo Presidente degli Stati Uniti non sarà Borat Sagdiyev, bensì Chuck Norris.]

spremuto da copiascolla, 01:19 | link | commenti (2)
quadretti



Tre creature minime

Prendiamo il Paramecio. Si tratta di un protista clioforo peniculide. E' formato da una sola cellula e si riproduce per mitosi, pensate che palle. Guardatelo come nuota qua e là vibrando: procede grazie alla contrazione ritmica delle sue file di ciglia. Sembra risoluto a raggiungere qualche destinazione all’interno del vostro naso e invece non ha la minima idea di dove sta andando. Non si rende nemmeno conto di esistere, immerso com'è nel muco. E' destinato a vagare a caso, ignaro di tutto. Finché, improvvisamente, la sua esistenza sarà stravolta da uno starnuto.

Prendiamo la Drosofila. Essa è un moscerino della frutta. Ha un minuscolo paio d'ali che riesce a sbattere con una frequenza di 250 volte al secondo. Le sue quattro misere paia di cromosomi contengono decine di migliaia di geni. I suoi due occhi sono composti da 6.400 fotorecettori ciascuno. La vita della drosofila dura lo spazio di pochi giorni che a lei sembrano un'infinità di tempo e ogni tanto si annoia, perfino. Questo essere apparentemente insignificante, ha enormi potenzialità e trova svariate applicazioni nelle moderne neuroscienze. Se capiremo come curare l'Alzheimer sarà tutto merito suo.

Prendiamo l'Attinia. Questo anemone di mare è così decorativo che sembra un fiore, invece è un celenterato. L'Attinia è fondamentalmente femmina, quindi usa il Paguro come veicolo per i suoi spostamenti. Il Paguro è maschio quindi scarrozza volentieri l'Attinia purché lei se ne stia zitta e buona. Nell'ambiente marino, questa relazione simbiotica garantisce la sopravvivenza di entrambi. Allevati in cattività e in assenza di predatori, tipo in un acquario o in un catino, l'Attinia e il Paguro preferiscono vivere ognuno per conto proprio ma ogni tanto vanno al cinema oppure scopano.

spremuto da copiascolla, 20:59 | link | commenti (9)
bestiario



Sine nomine (sinonimi)

Un giorno di qualche anno fa, su un volo di linea diretto verso la Capitale, ho incontrato l'attuale Assessore alla Cultura del capoluogo lombardo.

Quella notte, per reazione, ho sognato di fare Sesso con Luttazzi.

spremuto da copiascolla, 23:00 | link | commenti (1)



Autoscatto numero cinque

autoscatto

spremuto da copiascolla, 01:31 | link | commenti (10)
quadretti



SalagadĂąla magicabĂąla

Vostra figlia di due anni e mezzo, in piedi su una sedia, cerca di trasformarci tutti quanti in un branco di adulti sventolandoci contro una bacchetta da sushi e riuscendoci. Allora mi rimangio quello che ho detto: non è vero che non succede mai niente. Niente di che, intendo. Mio fratello, per esempio, dopo 7 anni che lo conosco e 6 mesi che non ci vediamo, riesce ancora a dirmi cose come quanti anni hai tu adesso e quando lo guardo capisco che non posso farci niente: di questo passo lo amerò per sempre. Spiegami, invece, perché persone con cui andavo volentieri a letto non mi fanno più né caldo né freddo e va a finire che stiamo ore a guardare il soffitto, parlando del più e del meno e del tempo. Tu che sei mio amico, invece, alla fine hai visto che l'abbiamo fatto. A me è piaciuto molto e martedì prossimo vorrei rifarlo e anche quello dopo e quello dopo ancora. Sempre di martedì, sì, gli altri giorni ho da fare altro. Oppure potremmo andare soltanto fuori a cena o a giocare a biliardo o al cinema come abbiamo sempre fatto, tanto alla fine il sesso non cambia niente, tutto sommato. Potremmo farlo ogni tanto, quando ne abbiamo voglia. Oppure non farlo mai più o fare finta non averlo mai fatto. Restiamo amici, sì è meglio. Adesso vai che è tardi vattene dài rivestiti che sono le quattro e domani devi alzarti presto. Invece stai già dormendo.

spremuto da copiascolla, 00:46 | link | commenti (7)
sbudellamenti



Milanesitudine_34

[Anche su E Polis Milano di venerdì 9 novembre, a pagina 6. La mia rubrica fuoriesce di venerdì, dimodoché al sabato mattina mia nonna possa portarsene una copia dalla parrucchiera e vantarsi di me con le sue amiche. Un sabato mi chiama preoccupatissima: la Esterina, 92 anni per gamba, si è accorta che in fondo ai miei articoli c'è scritto COPRIWATER.]

spremuto da copiascolla, 18:05 | link | commenti (8)
milanesitudine, gaia giordani, e polis milano



A grande richiesta dopo mesi e mesi di postproduzione, pubblichiamo la graphic novel che il mondo intero stava aspettando. Un inedito capolavoro di illustrazione realizzato senza l'impiego della benché minima illustrazione, neanche una vignetta piccola piccola, solo testo e basta. Ed ecco a voi (rullo di tamburi)

Le strepitose avventure di un sasso senza cuore e una rapa senza testa


Protagonisti:

Cuore di Pietra è un maschio della sua età. Adultescente ipocondriaco. Orfano, cresciuto alle pendici di un muretto a secco. Da piccolo, gli altri sassi lo canzonavano per via di una crepa che lo attraversava, e lo attraversa tuttora, da cima a fondo. Ha paura del buio.

Testa di Rapa è un ortaggio femmina. Parla a vanvera e soffre di insonnia. Mangia solo cose che cominciano con la esse maiuscola. Detesta le ricorrenze, ha una memoria infallibile. Riesce a toccarsi la punta del naso con la lingua ma non vede più in là del suo naso.




Episodio numero zero cioè pilota, senza titolo (per ora)

Cuore di Pietra e Testa di Rapa si conoscono a una festa. Cuore di Pietra conversa tra sé e sé fumando una sigaretta, quando Testa di Rapa si avvicina con un pretesto idiota. Ecco l’approccio:

CdP – Mumble mumble…
TdR – Ciao, come ti chiami?
CdP – Eh?
TdR – Bel nome.
CdP – …
TdR – Io sono Testa di Rapa, per gli amici Tes. Tu?
CdP – Veramente…
TdR – Bel diminutivo. Un po’ lungo.
CdP – …
TdR – Sai per caso di chi è la festa?
CdP – …
TdR – Lo so io, è di quel tizio lì (indica un tizio) è un mio collega, lavoriamo insieme. All’inizio mi stava un po’ antipatico ma è una di quelle persone che non le conosci veramente finché non le vedi abbracciate alla tazza del cesso che rimettono l’anima per via di una storia finita male. Ma non era la donna per lui, sai? No no. Lei l’ha lasciato per il fattorino che ci consegna la posta. Un duro colpo. Poverino, si è ripreso a fatica ma poi ce l’ha fatta.
CdP – Ah.
TdR – Adesso sta con quella tizia lì (indica una tizia con un bicchiere in mano) quella con il bicchiere in mano.
CdP – Oh.
TdR – Sai dire solo eh, veramente, ah e oh?
CdP – No.
TdR – Allora sai dire eh, veramente, ah, oh e no?
CdP – Uff…
TdR – Eh, veramente, ah, oh, no e uff?
CdP – …
TdR – Certo che sei un tipo strano. Comunque scherzavo, nemmeno io so di chi sia la festa: mi sono intrufolata ma non dirlo a nessuno.
CdP – E’ mia.
TdR – Cosa? (esterrefatta)
CdP – E’ la festa per il mio compleanno.
TdR – Auguri! Tanti auguri a teeee, tanti auguri a teeeee… Tanti auguri caro Veramenteeeeee…
CdP – Non mi chiamo Veramente. Mi chiamo Cuore di Pietra. Per gli amici Pier.
TdR – Allora per tutto questo tempo mi hai mentito!
CdP – Beh, anche tu. O meglio, hai detto una marea di stronzate senza senso e ti sei introdotta in casa mia con l’inganno.
TdR – E va bene mi sono introdotta perché… ehm… dovevo andare urgentemente in bagno, sì esatto. Poi tu mi hai rivolto la parola e mi sembrava buona educazione degnarti di una risposta. Di lì a un attimo ti avrei chiesto se potevo usare il bagno e tutta questo casino non sarebbe successo.
CdP – Tu mi hai rivolto la parola.
TdR – Invece sei stato tu, me lo ricordo perfettamente. Mi hai raccontato quella storia del tuo collega che si è lasciato con la sua fidanzata per colpa di una tazza del cesso, mi pare. E io, francamente, sono rimasta molto colpita da questa coincidenza: voglio dire, ero pur sempre entrata in casa tua per usare il tuo bagno, quindi l’ho preso come un segno del destino.
CdP – Veramente la storia del collega e della tazza te la sei inventata tu.
TdR – Perché parli in terza persona?
CdP – Ti ho già detto che non mi chiamo Veramente, mi chiamo Cuore di Pietra, per gli amici Pier.
TdR – Ah, già. Dov’eravamo rimasti, ho perso il filo…
CdP – Stavamo ricapitolando. Dunque: io ero tranquillo che fumavo la mia sigaretta in assoluto silenzio. Poi sei arrivata tu e hai cominciato a esasperarmi con alcune domande assurde che non avevano niente a che vedere col bagno. Dopodichè hai farneticato a vanvera finché non ti ho sbugiardata e adesso siamo qui che litighiamo. Non ci posso credere: sto litigando con una sconosciuta dopo tre minuti che la conosco.
TdR – Non sono proprio una sconosciuta, mi conosci da ben tre minuti, l’hai appena detto tu.
CdP – Dicevo così per dire.
TdR – Allora non dirlo!
CdP – In casa mia dico quello che mi pare. E tu, se sei venuta per rovinarmi la festa e mettermi in imbarazzo di fronte ai miei amici, puoi anche andartene.
TdR – Quali amici?
CdP – Le persone che vedi qui, sono i miei amici.
CdP – Quelli che ti chiamano Pier?
TdR – Precisamente.
TdR – Ah sì? Invece scommetto che non sanno neanche di chi è la festa.
CdP – Invece lo sanno.
TdR – Facciamo una prova. Ehi tu, (a un tizio che è lì) di chi è la festa?
Tizio – Boh!
TdR – (rivolta a Cuore di Pietra, con tono trionfale) Visto?
CdP – E va bene, non ho amici. Ho radunato alcuni estranei attorno a una torta per illudermi di essere circondato da affetti autentici che in realtà non ho. Adesso per favore vattene.
TdR – C’è una torta? Davvero? Posso averne una fetta?
CdP – No.
TdR – Buuuuuhhhhihihihiihiiiiiiiiii…
CdP – Ma come cavolo piangi? Fai il rumore del gesso sulla lavagna, basta piangere ti prego, smettila. Se smetti di piangere ti do una fetta di torta.
TdR – Va bene, snif…
CdP – Ecco, così, da brava.
TdR – E comunque non piangevo per la fetta di torta, piangevo perché è molto triste che tu non abbia amici. Dei veri amici, intendo. Qualcuno che ti chiami per sapere come stai, che ti chiami per andare al cinema o che ti chiami Pier. Se mi lasci il tuo numero ti chiamo io, qualche volta. Ti telefono e ti dico: ciao Pier, vecchio amico. No, vecchio è meglio di no. E’ meglio se ti dico: ehi, Pier, come butta? Allora me lo dai questo numero?
CdP – No.
TdR – Sei sempre così scorbutico?
CdP – Sì.
TdR – Con tutti?
CdP – Sì.
TdR – Anche con gli estranei che non conosci e dovresti essere gentile per forza?
CdP – Soprattutto.
TdR – Anche con gli anziani, le donne e i bambini?
CdP – Per gli anziani e i bambini faccio un’eccezione. E anche per i cani, i coniglietti e i fiorellini. Adesso per favore pussa via.
TdR – Prima portami la fetta di torta che mi hai promesso e poi io in cambio starò qui con te a farti compagnia finché non finisce la festa.
CdP – Vai a prendertela da sola, è laggiù: sempre dritto, poi svolti a destra, ancora dritto, poi svolti a sinistra, poi avanti per un bel pezzo, poi svolti a destra e lì c’è una fetta di torta. Ti aspetto qui.
TdR – Non ti credo. Secondo me non c’è nessuna fetta di torta. Facciamo una prova: EHI LAGGIU’, C’E’ PER CASO UNA FETTA DI TORTAAAA?
Voce da laggiù – NOOOOOOO!
TdR – Lo sapevo, mi hai mentito di nuovo! Volevi solo sbarazzarti di me illudendomi con la promessa di una fetta di torta inesistente e svignartela.
CdP – Esatto.
TdR – Buuuuuhhhhihihihiihiiiiiiiiii…
CdP – Ari-dagli! Basta frignare, capito? Oppure frigna quanto ti pare ma non qui, frigna a casa tua dove non posso sentire questo piagnisteo.
TdR – Va bene, hai vinto: me ne vado. Vado via, per sempre. Ma sappi che ben presto ti dispiacerà moltissimo di avermi trattata così. Ti rimorderà la coscienza e farai gli incubi di notte. Sempre che tu riesca a prendere sonno. Farai le notti in bianco e sarai rincoglionito di giorno, quindi prima o poi combinerai qualche casino al lavoro e ti licenzieranno in tronco. I tuoi amici non ti faranno neanche una telefonatina per sapere come stai, visto che non hai amici e probabilmente nemmeno un numero di telefono. Inoltre sentirai terribilmente la mia mancanza e quando finalmente ti deciderai a chiedermi scusa, prostrandoti al mio cospetto e implorandomi con in mano una torta, io prenderò la torta e te la tirerò in faccia così impari. E tu morirai solo e abbandonato da tutti, senza né amici veri né amici finti, solissimo che più solo non si può, invocando il mio nome invano.
CdP – Non mi ricordo neanche come ti chiami.

spremuto da copiascolla, 00:01 | link | commenti (10)
dialoghi, cuore di pietra e testa di rapa



Cosa c'è di meglio di un caffè?

- Tu come lo prendi?
- Mah, come capita.
- A me piace lungo.
- No, a me troppo lungo fa male.



Il salame

- Non senti niente?
- Neanch'io.
- ...
- Tu non hai fame?

spremuto da copiascolla, 10:30 | link | commenti (6)
dialoghi, canzoncine



Copiascolla, original Bitch Boyz!

Mai
quest'onda mai
quest'onda mai
mi affonderĂ 

SciĂ la-lĂ 
Scialala-lĂ -lalĂ 
Un'altra volta, un'altra volta

Noi siamo i giovani
i giovani piĂą gggiovani
l'esercito del surf!

SciĂ la-lĂ 
Scialala-lĂ -lalĂ 
Un'altra volta, un'altra onda

SciĂ la-lĂ 
Scialala-lĂ -lalĂ 
quanto resisterai?

[In questo giorno grigio su foglie gialle giù, mioddìo quanto mi manca la California dove non surfai affatto perché appena ti butti in acqua gli squali ti mangiano. Con le mestruazioni o senza. Clicca qui e cantatù.]

spremuto da copiascolla, 16:39 | link | commenti (4)
canzoncine, californication







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