Vallettopoly™Vallettopoly è una rivisitazione in chiave gossip del gioco di società più giocato della storia. Un giochino da tavolino per il salottino meneghino, suggerito dai fatti di cronaca che da più di un anno mandano su di giri le rotative dei quotidiani. L'interminabile inchiesta di cui tanto si è scritto e letto l’estate scorsa, diventa il tormentone anche di questa e un buon pretesto per non parlare d’altro. Vallettopoly, infatti, detiene il monopolio dell’interesse mediatico e preannuncia un’altra stagione di scandali all’ennesima Potenza. Lo scopo del gioco è capitalizzare la propria immagine e ipotecare la reputazione altrui senza finire al fresco. Le pedine sono a forma di corona e il tabellone è ispirato alla toponomastica di Milano: ha vie larghe e vicoli stretti proprio come la versione originale, ma le regole sono un po' diverse. Si gioca coi soldi veri e visto che non ci sono i dadi, si tira di coca. Bisogna muoversi con circospezione, stando attenti a non farsi intercettare o fotografare. Ogni tanto può capitare un imprevisto e allora ci si ferma un giro agli arresti domiciliari. Le probabilità di cedere a estorsioni e ricatti è molto alta. C’è anche il rischio di essere indagati: in questo caso il pm fa alcune domande e ogni giocatore deve rispondere incolpando gli altri. Su un altro tavolo, poco più in là , intanto, si giocherà pesante. Ma non fateci troppo caso e lasciate che si divertano a scalare le banche e affondare le aziende: prima o poi qualcuno pagherà per tutti e finirà in prigione senza passare dal Via. Forse. [Anche su E Polis Milano di venerdì 29 giugno, a pagina 6.]
spremuto da copiascolla, 11:37 | link | commenti (3) milanesitudine, gaia giordani, e polis milano
Giudizi UniversaliCopiascolla, 2007 72 Kb, 500x127 px, 72 dpi Tecnica: collage su pixel In quest'opera l'autore confronta una copertina di Wired di 2 anni fa con quella del The Economist della settimana scorsa e baratta un numero di Time con una puntata dei Simpson.
spremuto da copiascolla, 15:38 | link | commenti (1) quadretti
Il solstizio ci informa che da ieri sera è ufficialmente in auge la stagione calda. A grande richiesta e furor di popolo, torna il gioco dell'estate scorsa e di quella prima: NO SUDOKU - SI TROVAQUALCHECOSA NO SUDOKU - SI TROVALEPERATTOLECogli la prima pera Nel giardino di Copiascolla c'è l'albero delle perà ttole. Poiché attualmente le perà ttole sono ancora acerbe, si mimetizzano per non farsi cogliere. Metti alla prova i tuoi bastoncelli e scopri quante perà ttole si nascondono tra le foglie. Se sei anziano, approfitta della foto più grande.
spremuto da copiascolla, 13:05 | link | commenti (9) no sudoku
Copiascolla implora l'Essere Umano di Riferimento di montarle il famoso armadio con le ante a scomparsa. In ginocchio sui ceci. Ecco la solita legenda: Cs = Copiascolla, E = Essere Umano di Riferimento aka Ectoplasma
Terzo episodio dal titolo: "Su di noi nemmeno una brugola"
E - Rimani in ginocchio. Cs - ? E - Scherzo, passami la chiave del sette.
spremuto da copiascolla, 12:38 | link | commenti (7) dialoghi, ectoplasmi
Mi scandalizzo di me stessaIl mio oroscopo di questa settimana dice che devo immaginare di avere 92 anni e ricordare con orgoglio le dieci cose più intelligenti stupide che ho fatto nella vita per scandalizzarmi e aumentare la mia incoscienza di me medesima.
spremuto da copiascolla, 11:40 | link | commenti (4)
Yin/YangCopiascolla, 2007 40 Kb, 396x371 px, 72 dpi Tecnica: saliva su pixel In quest'opera l'autore rivisita l'interazione debole tra un atomo di idrogeno (il prete) e un atomo di fluoro (la suora).
spremuto da copiascolla, 15:41 | link | commenti (6) quadretti
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Daniele aveva un cane. Il cane e Daniele stavano sempre insieme, credo. Io Daniele non lo conoscevo. Non sapevo nemmeno il suo nome. Non ricordo la sua faccia, non so quanti anni aveva. Daniele sembrava molto giovane e stanco, ma non ci ho mai fatto davvero caso. Sono passata davanti a Daniele senza vederlo, tutti i giorni due volte al giorno per circa sei mesi, andando al lavoro e tornando a casa. Daniele non credo avesse un lavoro e nemmeno una casa. Però aveva un cane di grossa taglia che sembrava randagio. Invece era di Daniele, mi pare. Non saprei, non gliel’ho mai chiesto. Io non mi sono mai fermata a parlare con Daniele. Daniele invece una volta mi ha chiesto una sigaretta. Andavo al lavoro di fretta. Ho un lavoro io, mica come Daniele che se ne stava al bivacco giorno e notte, estate e inverno, con la pioggia e col sole, sul marciapiede davanti all’Upim di Corso San Gottardo. Ho fatto finta di non aver sentito e ho tirato dritto. Non ricordo la voce di Daniele. Non ricordo il suo sguardo perché non l’ho mai incrociato. Le persone come me hanno paura delle persone come Daniele. Hanno paura di diventare Daniele e allora rivolgono gli occhi altrove. Preferiscono non sapere che lì, buttato sul marciapiede, c’è un mucchio di sogni infranti uguali ai propri; che avvolto in una coperta assieme a un bastardo fedele, c’è questo Daniele.
Non so chi fosse Daniele, non sapevo nemmeno il suo nome fino a ieri sera. Tornavo dal lavoro e ho visto fiori e biglietti sul marciapiede al posto di Daniele. Non conoscevo Daniele. Daniele aveva un cane, mi pare.
[Anche su E Polis Milano di venerdì 15 giugno, a pagina 6. Questo post è giustificato a epigrafe e c'è anche un somigliante santino.]
spremuto da copiascolla, 14:31 | link | commenti (9) milanesitudine, gaia giordani, e polis milano
Neppur si muove [Lasciati rincoglionire anche tu da questo squarcio rettangolare sul movimento apparente. L'immagine in realtà è ferma, ma la realtà a volte non conta niente.]
spremuto da copiascolla, 11:11 | link | commenti (8)
Mal di terraAvantieri a quest'ora e il giorno prima e quello dopo ancora me ne stavo a dondolare sul pelo del mare, lo sguardo riverso nel blu cobalto e un cielo di smalto. Sette nodi di refolo o zefiro che dir si voglia e sulla terra ferma non si muove foglia. Cazzo la scotta di randa e viro a bolina o svicolo tutto a mancina. In barca la corda si chiama come il cucuzzolo della montagna, però è una cima. Mi sbuccio di dosso una maglietta bianca e mi infilo di testa giù dalla prua nell'acqua salata fresca. Scruto la chiglia e nessuna conchiglia. Dentro in cambusa c'è un uovo di struzzo grosso così e così grosso che ci mangiamo in trentadue paia d'occhi. L'uovo di struzzo non l'avevo mangiato mai né strapazzato e neanche i lamponi gialli. Scopro che tutto o quasi va giù col vino e una scheggia di guscio. E credevo che il mezzo marinaio fosse un membro dell'equipaggio. Mi hai spiegato il nodo parlato e me lo sono dimenticato. Posdomani semmai ripetimelo una volta sola e altre mille ancora. [Questa è una infinitesimale rappresentazione elettrica della marea di emozioni che la realtà mi ha concesso negli ultimi tre giorni. Ieri a quest'ora un branco di delfini è venuto a giocare attorno alla barca a vela dov'ero situata. Felicità è un filo di vento e sporgere una mano fuoribordo a mezzo metro da una pinna dorsale. Adesso invece l'ufficio dondola che è un piacere e mi viene da vomitare. Altro che mal di mare.]
spremuto da copiascolla, 18:27 | link | commenti (15)
Doppio sogno con teste a fronteCopiascolla, 2007 56 Kb, 500x202 px, 72 dpi Tecnica mista: simmetria su pixel In quest'opera l'autore rappresenta se stesso nell'atto di leggere due volte lo stesso libro dopo essersi addormentato.
spremuto da copiascolla, 10:52 | link | commenti (10) quadretti
Paradigma di un compleannicomio Dunque, diconsi amici coloro i quali possono essere enumerati sulle dita di una mano e mezza e sfidano la tua proverbiale avversione alle sorprese sbucando a tradimento dalla porta della cucina sul far del dopocena cantando tanti auguri te a squarciagola anche chi di solito si rifiuta di cantare perché è stonato e ti parano davanti una torta fatta in casa con le loro proprie mani tutta tempestata di lamponi e mirtilli e candeline e mentre ci soffi sopra devi esprimere un desiderio e ti rendi conto che più di così non potresti desiderare altro.
Anche i trabiccoli di plastica hanno un'anima Nonostante io sia fermamente convinta dell'inutilità di qualunque articolo da regalo, compreso il pelapatate, stamattina il Topo è riuscito a stupirmi con un oggetto davvero indispensabile che in effetti mi mancava: un trabiccolo di plastica di Winnie Pooh a forma di favo delle api tutto arancione a batteria che serve per fare le bolle di sapone. C'è anche una maniglia per trasportarlo in giro, quindi si può usare come borsetta. E' proprio una figata! In questi 25 anni, non so come ho fatto a vivere senza.
Psicopatologia del pacco Il regalo che mi hai mandato dagli Stati Uniti, il Gateway non vuole darmelo. Sulla bolla di accompagnamento hai scritto regalo, ma qualcuno vuole sapere da me cosa c'è dentro e quanto costa. Mando un fax all'Ufficio Relazioni Doganali con scritto che dentro c'è un regalo e di darmelo subito senza tante storie perché oggi è il mio compleanno. E soprattutto di non aprirlo. Mi rispondono che per sdoganarlo devo versare 6,33 dollari, se no se lo tengono loro. Decisamente, ho sbagliato lavoro.
spremuto da copiascolla, 11:38 | link | commenti (14) ricorrenze, amicìcci
A me mi piace il mareA Milano ho incontrato un signore che con un giro di parole mi ha fatto capire che a Milano Marittima c'è il mare. Il mare l'abbiamo anche noi a Milano. Il pavè tutto cosparso del suo bell'ondeggìo. L’asfalto buttato lì per terra, tipo spiaggia. Il Naviglio pieno d’acqua, tutto semovibile. Si fanno i tuffi se l'acqua è alta, se l'acqua è bassa ci si bagna nella fontana di Piazza Castello. I laghi, non vado mai. C’è anche una fermata della metropolitana, linea gialla, dal nome Porto di Mare. Lì anticamente, pare, i milanesi ormeggiavano le loro proprietà nautiche. Barche, barchette, panfili, velieri, zattere, yacht e canoe, a seconda della disponibilità economica. Tranne le gondole, che erano proibite. Ogni imbarcazione batteva bandiera sforzesca a strisce, rossonera o nerazzurra. Il porticciolo era una meraviglia inutile: il mare, in effetti, non c’era come non c’è tuttora. Per raggiungere l’Adriatico bisognava remare sull’erba attraverso la Pianura Padana, sempre dritto in direzione sud-est, uscire dalla Lombardia e veleggiare fino in Romagna. Qui, situata in provincia di Ravenna, c’era Milano Marittima. Non so se qualcuno di voi sia mai stato a Milano Marittima. Essa è una località balneare artificiale, costruita cent’anni fa addosso a Cervia e appositamente adibita alla villeggiatura del meneghino borghese. Chi non è di Milano, in effetti, non ci potrebbe andare. Milano Marittima, in questi giorni, compie un secolo e vale la pena di andarla a trovare. Sì vabbè ci si diverte, tutto costa da impazzire. Esattamente come a Milano, però c’è il mare. [Anche su E Polis Milano di venerdì 1 giugno, a pagina 6. Liberamente tratto da un pezzo omonimo di Cochi e Renato, ideale oggi che piove. Inoltre, effettivamente, la gallina non è un ombrèla.]
spremuto da copiascolla, 15:27 | link | commenti (3) milanesitudine, gaia giordani, e polis milano
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