Copiascolla,
     spremuta di parole a caso


 

La Disfantolaâ„¢

C’è un posto dove vanno a finire tutti i luoghi comuni su Milano. E’ la Disfantola.

Questo luogo a forma di bestia si pronuncia con l’accento sulla terzultima sillaba apposta per finire sdrucciola, così tutti i luoghi comuni ci scivolano dritti dentro senza alcuno sforzo da parte della Disfantola.

Per capire come funziona, dovete figurarvela: pensate a un enorme ragno assopito in un luogo inesistente nei dintorni di Lambrate, collegato a Milano tramite invisibili estroflessioni tubolari simili a zampe; un ibrido tra una discarica e una tarantola provvisto di uno stomaco a guisa di macina che trita e ritrita i clichè finché li disfa.

La funzione della Disfantola è quella di ripulire Milano dai suoi menighismi e distruggerli una volta per tutte, in modo che la città appaia meno peggio di quanto in effetti è. Ettari di grigio, chilometri di code e vagoni di impiegati inferociti finiscono spontaneamente dentro alla Disfantola.

Per stanare i clichè più sedimentati, la Disfantola setaccia ogni anfratto della città e risucchia tutti i pirla, le sciure, i cumenda in circolazione; aspira le ore di punta, le settimane della moda, i giorni che piove; catalizza l’odore del traffico, il suono dei clacson, i semafori rossi.

Avanti di questo passo, un bel giorno, la pancia della Disfantola esploderà come il sacchetto dell’aspirapolvere quando è strapieno. Una raffica di luoghi comuni si abbatterà su Milano e la nostra città tornerà a essere nuovamente grigia e caotica, proprio come ce la immaginiamo.


[Anche su E Polis Milano di venerdì 30 marzo, a pagina 6.
Disfantola™ è un marchio registrato Copiascolla]

spremuto da copiascolla, 09:49 | link | commenti (4)
milanesitudine, gaia giordani, e polis milano



stilo

Quest'uomo ha avuto un'idea da donna.

rossetto

spremuto da copiascolla, 11:33 | link | commenti



Canta che ti passa

E invece niente no, non sento niente no
nessun dolore non c'è tensione
non c'è emozione, nessun dolore, no


[Ieri a pranzo mi è andato per traverso il femore di una rana, che tra un po' morivo pure io. In questi casi, un sorso di Lambrusco e passa tutto, anche il femore della rana.]

spremuto da copiascolla, 14:57 | link | commenti (6)
canzoncine, sbudellamenti



De generazioni

I bambini di una volta si infilavano le dita nel naso. I bambini di oggi infilano le dita negli occhi del compagno con gli occhiali, dopo avergli fracassato gli occhiali.

I bambini di una volta acchiappavano una rana e la aprivano per vedere cosa c’era dentro. Molti bambini di oggi non hanno mai visto una rana dal vivo.

I bambini di una volta erano abituati a sfracellarsi e si rialzavano come se niente fosse. I bambini di oggi non sono capaci di eseguire un normalissimo capitombolo senza scoppiare a piangere o urlare mamma o chiamare un’ambulanza.

A fare la differenza tra i bambini di una volta e i bambini di oggi, lo sappiamo, sono i genitori. I genitori di una volta erano genitori dei propri figli e, se necessario, anche dei figli altrui. Se oggi un adulto molla uno scapaccione a un ragazzino impertinente, come minimo si becca una denuncia dal padre del moccioso. Se un insegnante sospende un alunno per la sua pessima condotta in classe, quasi sicuramente la madre prenderà le difese del pargolo anziché coalizzarsi con il professore.

I genitori di una volta non ci sono più e i bambini smidollati di oggi saranno gli adulti depravati di domani. Adulti che a loro volta alleveranno un esercito di minuscoli replicanti, ancora più violenti e ancora più smidollati, che si divertiranno a picchiare gli handicappati e molestare le compagne di classe, faranno uso di droghe e guideranno ubriachi.

Ho la vaga impressione che ci siamo quasi. Nel frattempo, andiamo a vedere come siamo stati. “Monelli!†in mostra al Palazzo Litta fino a domenica 25 marzo.

[Anche su E Polis Milano di venerdì 23 marzo, a pagina 6.]

spremuto da copiascolla, 10:12 | link | commenti (11)
milanesitudine, gaia giordani, e polis milano



Il cuore in mano

cuoricinomio

Un intervento di cardiochirurgia funziona così.

Prendono una persona che ami e le radono tutti i peli del corpo.
Le somministrano una dose quasi letale di anestetico e la portano in uno stato neurovegetativo. Grazie a un complicato sistema di tubicini, tengono l'organismo in vita praticando la circolazione extracorporea.

Ora la persona che ami, tecnicamente è morta ma praticamente è ancora viva.

I medici incidono lo sterno con una sega circolare e divaricano la cassa toracica.
Il chirurgo mette le mani dentro il cuore delle persona che ami e glielo aggiusta.
Poi riattacca tutte le arterie al loro posto, chiude lo sterno, rammenda la pelle del torace.

A questo punto possono verificarsi tre eventualità: se è giunta l'ora della persona che ami, questa muore. Altrimenti vive. Oppure qualcuno può fare casino con le sacche di sangue e casualmente ucciderla.

[Disclaimer: una persona che amo è sopravvissuta a un intervento alla valvola tricuspide e salvo complicazioni vivrà. Attualmente è ricoverata nello stesso ospedale dove quell'altro poveretto, invece, no.]

spremuto da copiascolla, 11:55 | link | commenti (4)



Christo non si è fermato a Milano

Christo e Jeanne-Claude sono due artisti, marito e moglie, esponenti della Land Art. Per anni hanno impacchettato monumenti e costruito muri in giro per il mondo: negli anni Settanta, in occasione del decimo anniversario del Nouveau Réalisme, hanno incartato la statua di Vittorio Emanuele in Piazza Duomo a Milano; negli anni Novanta hanno eretto un muro di tessuto nella Berlino Ovest e installato una parete composta di 204 barili in un vicolo di Parigi.

Jr e Marco sono due giovani artistoidi. Poche settimane fa hanno impacchettato il muro che divide un popolo: armati di poster alti 7 metri, hanno illegalmente affisso in tutta Gerusalemme titanici ritratti di facce che ridono. In particolare, sul muro che divide il quartiere israeliano dal quartiere palestinese, si sono sbizzarriti con una fila di poster lunga più di un chilometro. Il loro progetto si chiama Face2Face e mostra le due facce di una medaglia ideologica.

Dumbo, Bros, Ivan, Pao, TvBoy sono una banda di teppistelli. Incartano i muri di Milano a loro piacimento. Spuzzano i loro sogni sui portoni delle vostre case mentre voi dormite. Disegnano prese elettriche sui palazzi della Bovisa, trasformano i panettoni della sosta in buffi pinguini, dipingono complessi ghirigori sui ponti dei Navigli. La loro attività è uno sfregio che cerca di erigersi a forma d’arte. È allo stesso tempo l’atto vandalico e lo sforzo artistico di aspiranti Keith Haring e novelli Basquiat.

Attualmente le loro opere sono esposte al Padiglione d’Arte Contemporanea.
E in bella mostra permanente sui muri di Milano.

[Anche su E Polis Milano di venerdì 16 marzo, a pagina 6.]

spremuto da copiascolla, 15:06 | link | commenti (5)
milanesitudine, gaia giordani, e polis milano



liberatelo

Vogliate liberare Daniele Mastrogiacomo con l'aiuto e la volontà di Dio

spremuto da copiascolla, 09:51 | link | commenti (1)



Tutto è collegato

zoomquilt

[Clicca sull'immagine per visualizzare l'animazione. Se scegli la versione html devi frugare con il mouse sull'immagine per zoomarla. La versione in Flash è ipnotica e ti dà la piacevole sensazione di aver preso un acido. La versione Screensaver per Windos non so perché uso Mac. Se non ce la fai sei davvero un utente impedito, renditene conto. Zoomquilt è un progetto collettivo.]

spremuto da copiascolla, 17:15 | link | commenti (10)



Tutto quadracircle

Il 14 marzo (3.14) è la Giornata Mondiale del π, un numero irrazionale del valore approssimativo di 3,14. L'impossibilità di esprimere π usando un numero finito di cifre, impedisce di far quadrare il cerchio.

Il record del mondo di memorizzazione delle cifre del π appartiene a un tizio giapponese di 60 anni, che pochi mesi fa ha salmodiato i primi 100.000 decimali per 16 ore filate.

Per tenere a mente le prime 19 cifre di π c'è una filastrocca: Ave o Roma o Madre gagliarda di latine virtù che tanto luminoso splendore prodiga spargesti con la tua saggezza. Il numero di lettere di ogni parola indica una cifra di π.

Anche pregando, comunque, il cerchio non quadra lo stesso.

[Disclaimer: ©Banksy]

spremuto da copiascolla, 16:01 | link | commenti (1)



wearefamily

Clicca sull'immagine e canta anche tu la canzoncina che Copiascolla e il Topo scelsero 2 anni or sono per lo spot di una marca di abbigliamento e indovina quale compagnia telefonica ha avuto la stessa idea 2 settimane fa.

spremuto da copiascolla, 18:14 | link | commenti (4)
polemiche, pubblicità, scrivania



Milano è fatta scalena

Secondo la teoria dell’eterno ritorno, viviamo in una dimensione circolare.
Siamo cioè intrappolati in un ciclico e ineluttabile ripresentarsi dell’uguale, del già visto, del già accaduto. Milano, che pure si presenta a cerchi, fa eccezione: dal punto di vista viario, riesce in parte a svincolarsi da questa fatalità.

Le circonvallazioni, ad esempio, non sono affatto circolari come sembrano.
Certo, percorrendo la circonvallazione interna e stando ben attenti ai semafori, è possibile andare sempre dritto e trovarsi al punto di partenza.
Con qualche accorgimento e costretti al senso antiorario - per via della corsia preferenziale dei taxi che per un tratto molto lungo detiene l’esclusiva del senso opposto - è possibile percorrere a circolo chiuso anche la circonvallazione esterna.

Ma a ben vedere Milano ha una struttura a spirale, come svela Umberto Eco nel Diario Minimo: apparentemente disposta a cerchi, Milano si avviluppa su se stessa, disegnando triangolazioni imprecise, quartieri trapezioidali, quadrilateri scaleni.
Milano, insomma, è un’aberrazione della geometria piana: appare ingarbugliata dai sensi unici e piena di svincoli, disorienta le cartine stradali e i navigatori, si ribella alle definizioni, vuole eludere i postulati.

Eppure le teorie riescono ugualmente a intrappolarla in una propria dimensione, costringendola a un luogo già visto, già sentito, dove accadono più o meno sempre le stesse cose. Un luogo che paradossalmente riesce ancora a confonderci.
Un luogo circolare, nel quale continuiamo a perderci.


[Anche su E Polis Milano di venerdì 9 marzo, a pagina 6.]

spremuto da copiascolla, 12:48 | link | commenti (5)
milanesitudine, gaia giordani, e polis milano



Copiascolla ha qualche problema con l'impianto elettrico di casa sua. Ieri notte salta la corrente e Copiascolla rimane al buio. Ecco la solita legenda: Cs = Copiascolla, E = Essere Umano di Riferimento aka Ectoplasma


Secondo episodio dal titolo: "Ciò che c'è al buio c'è anche alla luce"

Scena 1 - Copiascolla si mette nella posizione del fiore di loto e cerca di percepire la realtà attraverso il terzo occhio. L'ectoplasma compare davanti a Copiascolla nelle sembianze del dio Ganesh.

Cs - Ommm...
E - Ohm.
Cs - Perché ti sei travestito da tricheco?


Scena 2 - Copiascolla si mette nella posizione del toro seduto e pondera la necessità del compromesso, partendo dal presupposto che la presa è femmina, la spina è maschio.

Cs - Hai notato una cosa?
E - ...
Cs - La spina del tostapane entra solo nella presa che c'è in sala vicino al frigo. Per infilarla nel resto della casa, serve un adattatore Schuko. Con l'adattatore, la spina del tostapane entra in tutte le prese tranne in quella del bagno. Se volessi mettere il tostapane in bagno, non potrei. Non c'è nessun adattatore che vada bene sia per la spina del tostapane, sia per la presa del bagno.
E - ...
Cs - Sai cosa significa?
E - ...
Cs - Significa che non bisogna tenere il tostapane in bagno.


Scena 3 - Copiascolla si mette nella posizione della carota al vapore e prende sonno. L'ectoplasma sparisce. Torna il buio. Torna la corrente. Fine.

spremuto da copiascolla, 17:18 | link | commenti (2)
dialoghi, ectoplasmi



Luna e l'altra

Di me ce n'è una.
Una a Verona e una a Milano.
Crasi d'identità o principio di uguaglianza.
Chiamasi sorellanza.
Perché Sanremo è Sanremo,
sempre lo stesso, oggi volta peggio.

L'eclissi è molto meglio di sole.

spremuto da copiascolla, 12:52 | link | commenti (15)



Parole arole role ole le e

parole2parole1

[Fai click su ogni immagine per vedere i video]

spremuto da copiascolla, 10:50 | link | commenti (3)



Milano, piantala.

Da più di duemila anni, un’erbaccia affonda le sue radici nella Pianura Padana:
è Milano.

Questa specie di città appartiene al regno delle metropoli, divisione degli agglomerati urbani, classe dei capoluoghi, ordine delle provincie. Una sorta di vegetale molto diffuso in tutto il mondo, tuttavia unico nel suo genere. Milano brulica di abitanti, necessari a mantenere in equilibrio il suo ecosistema. È proprio grazie a loro che Milano può praticare la fotosintesi clorofilliana.

Durante il giorno questi parassiti producono grandi quantità di monossido di carbonio misto a piombo: le sostanze più pesanti precipitano al suolo e vi si sedimentano; le sostanze volatili si addensano nell’aria di Milano, formando una sorta di calotta opaca che avvolge tutta la pianta. Sotto questa calotta, la superficie di Milano si presenta disomogenea e caratterizzata da cantieri aperti, veicoli parcheggiati dove capita, ponteggi senza ritegno, interruzioni pubblicitarie, escrementi e cartacce.

Ricapitolando, Milano è infestata da pericolosi microrganismi, sprigiona esalazioni tossiche e non è particolarmente decorativa. Non fa fiori, non dà frutti e probabilmente, nascoste da qualche parte, ha le spine. Non proprietà medicinali né virtù curative, al contrario procura forti mal di testa, gastriti ulcerose, bronchiti asmatiche e roba simile.

Tuttavia, ne sono sicura, Milano ha molte qualità appassite e potenzialità recise. Forse, tra le mani di un giardiniere esperto, o di un urbanista capace, o di un sindaco attento, o di un cittadino volenteroso, Milano potrebbe quasi fiorire. Quasi. Forse.


[Anche su E Polis Milano di venerdì 2 marzo, a pagina 6.]

spremuto da copiascolla, 09:31 | link | commenti (1)
milanesitudine, gaia giordani, e polis milano







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