Copiascolla,
     spremuta di parole a caso


 

Questo è un guscio di tartaruga rivolto all'insù

bassotto
Tanto si muore. Lo dice anche quella canzone che adesso non ricordo quale. Con qualche giorno di ritardo sulla data del decesso, mi rendo conto che il biondo tartarugo corazzato e chi ha rubato la marmellata non sono testi originali composti da mio padre. Mio padre, era un bugiardo. Quando mia madre ha scoperto che lui la tradiva, ha giurato e spergiurato di non essere mai stato lì perché a quell'ora lui fa sempre la pipì. Ma era anche uno che si sedeva sul mio letto e mi faceva svegliare e confessare. I grandi uomini hanno una fantasia che supera l'immaginazione. Non mi resta che un'elegia di poche righe e amen.

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bestiario, regressioni, canzoncine, gentaglia, sbudellamenti



Don't judge the book by these covers

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“I don't give a toss about writing really. It's a bit ironic that the things I'm really into are music and football, and I have never really been good at either.”
Irvine Welsh


"I libri, lascio che siano loro a giudicare me."
Copiascolla


Giovedì 26 ottobre 2006 ore 18.30
La Feltrinelli Libri e Musica
Milano, Piazza Piemonte

spremuto da copiascolla, 12:43 | link | commenti (3)
recensioni, libri, gentaglia



Per fare il grigio ci vuole il bianco

Milano, secondo tutti, è grigia. Chiedete a chiunque: nell’immaginario collettivo c’è un retaggio neorealista in bianco e nero, ceneri dell’archeologia industriale, cemento e vetrine. Dal bianco sporco all’antracite, più grigia di così si muore. Ma sotto la patina affumicata, si cela una città policroma.

Il verde spunta tra un rettangolo di pavé e l’altro. Ci sono villette, nelle vie del centro, nascoste nel verde. Il verde è tentacolare: si attorciglia alle inferriate, si arrampica sui balconi e inghiotte palazzine intere. Il rosso, invece, si impone sul nero come la luce al buio. Rosso che fluttua nelle lanterne del quartiere cinese, rosso che striscia nel controesodo delle sei di sera in tangenziale. Il rosso mette Milano in una prospettiva orientale.

Lungo le strade si alternano il blu e il giallo: l’urgenza blu dell’ambulanza e l’intermittenza gialla dei semafori alle due di notte, le strisce blu del parcheggio a pagamento e quelle gialle per i residenti. Il cielo, addirittura, quando non è blu è giallo. E poi l’arancione dei tram e il bianco dei taxi. Il carminio dei muri a secco lungo la ferrovia, l’indaco dei suoi orizzonti.

Milano è di tutti i colori ma appare uniforme, perché si muove così in fretta che tutto si frulla. E all’occhio distratto appare una girandola di sfumature travolte dall’ora di punta. Senza l’inquinamento, forse Milano sarebbe bianca. Invece è grigia. Basterebbe fermarsi un attimo e raschiarne appena la superficie.

E uno sguardo più attento sarebbe abbastanza per riuscire a vederne l’iride.

[Anche su E Polis Milano di mercoledì 25 ottobre, a pagina 6.]

spremuto da copiascolla, 10:04 | link | commenti (12)
editoria, milanesitudine, gaia giordani, e polis milano



Dal prato al palco e giù di lì

In anteprima per me e altri quattro corpi in cerchio su un prato. Luce del camping gas in mezzo e stelle sopra. Una bottiglia di Recioto della peggiore specie, una chitarra e un cane. Quel cane si chiama Buck e prende una medicina per gli sbalzi d'umore. Il Ritalin, mi pare. Dopo l'esecuzione in coro di Cane blu in B minor (Testo integrale: Cane blu cane blu sei tu. x 8) praticamente eravamo tutti sbronzi. Chris a un certo punto imbraccia la chitarra come fosse una donna e ci fa in anteprima, uno dopo l'altro, tutti e undici i brani - 3 inediti e 8 cover di grandi successi degli anni ’70 e ’80, completamente rivisitati e stravolti, dal punto di vista armonico e ritmico - come dice la recensione - del suo nuovo album.

Stasera, fa il bis per voi. Siateci. Io sono quella avvinghiata al cantante.


pescosta

Capsicum Tree "Eternal Life"

Lunedì 23 ottobre ore 21
La Salumeria della Musica
Milano, via Pasinetti 2
Ingresso 8 euro

spremuto da copiascolla, 13:19 | link | commenti (1)
recensioni, canzoncine, gentaglia



La bionda e la mora

Eccola lì, la tua amica di sempre. La senti dire ma altresì da mucoconduttore cioè da modello maestro della guarigione del tessuto gengivale. I pazienti sono stati sottoposti ad intervento chirurgico implantologico bilaterale e ti vengono le lacrime agli occhi. La commissione in camice bianco, i parenti in ghingheri. Sul muro dell'Aula Magna c'è una enorme bocca aperta. Il bisturi incide la carne e due dita strappano un lembo di palato. Sembra un film dell'orrore e invece è il trailer del futuro che ha scelto per sé.

Te lo ricordi, dieci anni fa, com'eravate? I vostri discorsi davanti alla fotocopiatrice, le versioni di latino e i compiti di matematica copiati in fretta sull'autobus, lei bravissima in tutte le materie e tu un asino. Erano gli anni delle metamorfosi sperimentali, degli imperativi assoluti, dei Backstreet Boys e dei Take That. Anni di tinte per capelli lei carota e tu praticamente viola. Anni di ragazzi che vi hanno fatte piangere. Anni di voglia di farcela da sole, di andare da qualche parte a fare qualcosa di fenomenale.

E allora via, ognuna per la sua strada. Suo padre moriva e tu eri da un'altra parte. Poi tu in un letto d'ospedale e lei che studiava al piano di sotto veniva a trovarti in camice. Avete sepolto genitori e desideri sotto metri di terra, innaffiati di lacrime e concimati della merda che avete dovuto ingoiare, ogni giorno, per andare avanti, da sole. E dai genitori e dai desideri, è venuto su un fiore. E il fiore si farà albero e l'albero farà i frutti. E voi con quei frutti ci comprerete tutte le scarpe del mondo e andrete in vacanza al mare.


[Questo post è parte integrante del regalo di Laurea per la mia amica Wonderdany, dottoressa in Odontoiatria con 110/110. I dentisti eventualmente interessati possono avanzare proposte di lavoro e di matrimonio nei commenti del suo blog. Qui un estratto del suo curriculum. E queste due siamo noi.]

spremuto da copiascolla, 17:27 | link | commenti (12)
regressioni



Istruzioni per andare in macchina

State percorrendo la circonvallazione interna e trovate un semaforo rosso. Può capitare. Vi mettete in coda assieme alle altre automobili e aspettate che scatti il verde. Guardatevi attorno, notate niente? Ci sono alcune persone ferme sul marciapiede alla vostra destra. Sapete cosa fanno, lì impalate con l’ombrello in mano? Aspettano la novantaquattro.

Ora giratevi dall’altra parte: ci sono altre persone ammassate sotto una pensilina. Indovinate? Esatto, anche loro aspettano i mezzi pubblici. Mi pare il tram. Non è finita. In questo momento, sotto di voi, c’è gente che aspetta la metropolitana. E con ogni probabilità, migliaia di persone, in ogni parte della città, sono ferme e aspettano. Pazienti o semplicemente rassegnate. Senza fare troppi drammi, senza spaccare tutto per così poco.

Ora ditemi: cosa ci fa la vostra mano sul clacson? Smettetela di imprecare e statemi bene a sentire: sono le otto del mattino, la mia sveglia non è ancora suonata e io sono nervosa già da un’ora. Io e tutto il palazzo in cui vivo. E anche quello di fronte. Non ce l’ho con voi, è solo colpa nostra se abitiamo sopra un semaforo. Voi non fate niente di male, andate al lavoro in macchina come tutti.

Ecco, magari non proprio tutti. E magari neanche tutti i giorni, magari solo quando piove. Come oggi. Adesso, respirate due o tre volte, con calma. Non c’è fretta, il semaforo è ancora rosso e con questo tempaccio sarà in ritardo anche il vostro capo. Oppure no, perché lui viene in ufficio a piedi.

Va tutto bene, respirate. Così va meglio. Adesso dovete solo trovare parcheggio.

[Anche su E Polis Milano di martedì 17 ottobre, a pagina 6.]

spremuto da copiascolla, 17:52 | link | commenti (7)
editoria, milanesitudine, gaia giordani, e polis milano



Il retino non mi rende giustizia

Pensate per un attimo alla volta in cui guardandomi negli occhi avete capito che sono la creatura più graziosa del pianeta anche con trentanove di febbre, anche alle sette del mattino, anche quando mi tiro su i capelli prima di mettermi a pulire il pavimento. Pensate alla mia espressione più intelligente, al mio sguardo prima di baciarvi, a quando vi sorrido da dietro al finestrino del treno, a me di tre quarti dalla parte del mio profilo migliore. Adesso ditemi se così - rimpicciolita, scontornata e in bianco e nero - non notate qualche somiglianza tra me e Nonna Papera.

spremuto da copiascolla, 12:34 | link | commenti (8)
polemiche, editoria, regressioni



La versione del gatto

Se ne stava così dal muso alla coda con gli occhi gialli e le unghie. Srotolato steso a respirare sul termosifone davanti al fuori piove. Un fiore, un tappeto e una scarpa da golf in prospettiva diagonale. Panoramica del pelo e carrello avanti sulle fusa. Una specie di vrr vrr, ma più piano. La porta si apre, la porta si chiude. La porta si riapre. Passi, mazzo di chiavi sul marmo, passi. Le pupille si inarcano. Colpetti di vibrisse e orecchio all’indietro. Particolare della condensa che si fa e si disfa sul vetro. Pianosequenza da un angolo all'altro dell’appartamento in penombra passando dal gatto senza disturbarlo affatto. Una pallina di gomma cade dall’alto e rimbalza rimbalza rimbalza rimbalza balza za za za e il gatto di scatto schizza con un salto e la strizza tra i denti.

spremuto da copiascolla, 23:54 | link | commenti (3)
racconti



Interrompiamo le trasmissioni neuronali

Mentre si consuma la lisergica attesa di qualche sporadica emersione
subcorticale, il Parlamento travasa conati di materia grigia in eccedenza.
Carosello.


parentaladvisory

La visione di questo spot è sconsigliata ai deboli di cervello.
Anche su Grazia.

spremuto da copiascolla, 11:17 | link | commenti (5)
grazia



Generatore automatico di inviti a pranzo via mail


Da: iltuoexcapo@lagenziadovelavoraviprima.it
A: copiascolla@gmail.com
Oggetto: pranzo


Buongiorno,

per Lunedì il planning sarà parzialmente offuscato. Martedì il tempo migliorerà, ma potranno esserci perturbazioni proprio sul mezzogiorno. Da Mercoledì si prevedono miglioramenti, con una graduale predisposizione al bello. L'alta pressione determinata dai trigliceridi potrà manifestarsi pertanto da Mercoledì, mantenendo il suo potenziale costante anche sul Giovedì. Da Venerdì riprenderà una perturbazione non favorevole, che proseguirà per l'intero week end. Per tutti coloro che volessero mettersi in moto verso i tavolini consigliamo pertanto di scegliere le partenze intelligenti di metà settimana. Per maggiori informazioni, attendete il nuovo bollettino di domani. Vado in riunione, ti chiamo dopo.



Da: copiascolla@gmail.com
A: iltuoexcapo@lagenziadovelavoraviprima.it
Oggetto: Re: pranzo


Gentile cliente/stimato collega/fidato collaboratore,

la invitiamo a prendere visione del palmo della sua mano destra. A questo punto fletta le falangi del dito pollice e del dito indice fino al congiungimento dei rispettivi polpastrelli. Ora effettui una rotazione in senso antiorario dell'articolazione del polso. Per una maggiore comprensione del gesto, tenga le rimanenti 3 dita nella posizione denominata cresta di gallo. Nel linguaggio dei segni, vuol dire va bene domani, però mi sa che in mattinata sono in presentazione da un cliente e non so quando finisco. Ti mando un sms verso mezzogiorno per dirti se sì o se no e dove. Idem tu per favore grazie. PS: sai niente delle mie mutande rosa con i fiorellini?

spremuto da copiascolla, 12:22 | link | commenti (11)
dialoghi, regressioni



Quarta di copertina in corpo cinque con volatile in basso a destra

L’unica differenza tra me e uno struzzo, come dice il nostro collega Marc, è che io non depongo uova da 1 kg. Tutto il resto - la testa sotto la sabbia e l’occhio vispo di quando la tiro su, la falcata mentre scappo via dalle cose che mi fanno paura o semplicemente rabbia, o fastidio e tu che mi urli dove vai, scema, casa tua è di là – ha un senso finché posso infastidire qualcun altro con le mie illusioni, qualcun altro che non sei tu. Tu che mi trovi perfettamente normale anche dopo tutti quei discorsi senza senso che ti ho fatto quella volta là. Un altro a cui il mio entusiasmo dia almeno sui nervi. Oppure abbiamo cent'anni da secoli e non ce ne siamo mai accorti. Quell'altro, portamelo. Vivo.

spremuto da copiascolla, 00:20 | link | commenti (20)
libri, regressioni, sbudellamenti



freccette

In occasione della nuova finanziaria, il Topo ha arredato l'angolo Sud-Est
del nostro ufficio secondo i dettami del Feng Shui. Questo che vedete, invece, è l'angolo Nord-Ovest.

spremuto da copiascolla, 12:32 | link | commenti (3)
pubblicitĂ , scrivania



scrivania

Ti-picchio veglia durante la notte sul suo nuovo amico Ti-ncù, un ibrido a forma di bambù realizzato con un innesto di kenzia su tronco di cannella. Va applicato posteriormente in caso di refusi. La didascalia è superflua. Il sottovaso è uno spremiagrumi che ho trovato in un pensile dell'antibagno. Lì vicino, il portapenne Mù a forma di porcavacca. Accanto si intravede il suo amico salvadanaio, senza nome. Il Devoto-Oli è aperto alla lettera. La lampada è rotta. Sopra c'è appeso un tubicino di plastica pieno di liquido fluorescevole, datomi a un Radiofestival, che mi metto in testa a mo' di squaw quando devo pensare un radio. La mancuspia dorme lissotto nella sua cesta di vimini e mandorle. Anche in grande.

spremuto da copiascolla, 18:36 | link | commenti (22)
bestiario, pubblicitĂ , scrivania



Quando la realtĂ  supera la pubblicitĂ 

ritaglio

Tanto per rimanere in tema con la polemica sulla riproduzione.

spremuto da copiascolla, 15:53 | link | commenti (8)
editoria, bestiario, e polis milano



Tre storie di vita e di morte, successe per davvero e quando

Una volta, a undicccianni io e mia sorella nove, non sapevamo a cosa giocare così abbiamo infilato nostro cugino Manuel nella caponàra dei conigli. Visto che era troppo piccolo per ragionare, ha preso un coniglietto per le orecchie e ha iniziato a sbatacchiarlo come un campanaccio. A quella povera bestiola sono rimaste le orecchie mosce per tutta la vita. Che è stata molto lunga perché faceva tanta pena e nessuno ha avuto il cuore di mangiarselo.

Una volta, al Museo delle Scienze Naturali in Francia, vidi alcuni animali inventati: un gatto con due teste, una farfalla con le corna, un dikdik. Tutti imbalsamati. Tornata a casa, acchiappai una rana e decisi di aprirla per vedere cosa c’era dentro. Mio padre rimase così sconvolto che dovette architettare qualcosa per distrarmi e mi permise finalmente di usare la sua macchina da scrivere. Fu così che mi dimenticai di cosa avrei voluto fare da grande. Avevo cinque anni e mezzo.

Una volta, ieri l’altro, vado nell’orto in cerca di salvia e trovo quattro micini sotto una verza. Due grigiastri e due rossicci. Infilo quel groviglio di codine e corpicini minuscoli e paia di occhietti e piccole fauci dentro uno scatolone con un po’ di pane e latte. Mollo lo scatolone in fondo a un campo di ulivi a tutto spiano e una chiesetta in mezzo dove di solito vado a piangere. Mentre torno a casa, passo sotto una vigna e una tagliola mi prende un piede.

spremuto da copiascolla, 00:39 | link | commenti (6)
racconti, bestiario, regressioni, sbudellamenti







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