Copiascolla,
     spremuta di parole a caso


 

AFORISMI


Il Sindaco di Milano a chi legge

"I milanesi si aspettano molto dalla stampa."


Il Sindaco di Milano a chi scrive

"Avete una grande responsabilitĂ : quella di un ruolo propulsore di rinnovamento, di una crescita culturale e civile che deve coinvolgere la collettivitĂ ."


Il Sindaco di Milano a Zelig

"Proprio il recente fenomeno della free press ha concorso enormemente a questo compito, diffondendo su larga scala le notizie e le opinioni."


[Letizia Moratti sul primo numero di E Polis Milano, pagina 6.]

spremuto da copiascolla, 13:22 | link | commenti (3)
polemiche, editoria, gentaglia, e polis milano



Comunicazione di servizio

A mia insaputa, i link inseriti in fondo agli ultimi 2 post portavano a un sito che installa automaticamente un dialer nel computer di chi lo visita. Se vi siete collegati con una linea adsl, cavo o wireless, non è successo niente. Se invece vi siete connessi con un modem a 56 k tramite linea telefonica, il dialer potrebbe farvi chiamare a Timbuctù ogni volta che navigate. Non ne sapevo niente e mi dispiace molto di avervi messi a repentaglio. Chiunque ne sappia più di me è pregato di lasciare un commento in merito. Quando succedono queste cose mi sento come quando mi mandano a casa i risultati delle analisi del sangue.

spremuto da copiascolla, 10:45 | link | commenti



In Duo

Non avrei voluto mai.
Tu sei colpevole
e adesso odiami.

Questione di feeling,
ah, ah ah ah,
questione di feeling, solo di feeling.

Neri
di un tormento che non vuole ali
così restiamo neri, ma sì.

Prego lasciare messaggio
qualcheduno vi richiamerĂ .
Quante volte ho detto "Me ne vado via di qua!"

Sorseggi piano, piano il tuo caffè
e speri che stavolta sia, per te la volta buona.
E ancora piĂą in alto e piĂą su.

Ho paura che nulla piĂą accada.
Cosa si prova quando si è stati a casa e sognerei
di chiedermi ti chiederei di chiedermi.

Dottore,
un ansiolitico, un antibiotico, omeopatico o quello che c'è...
Ho gli emisferi destro e sinistro, sinistro e destro contro di me.

E l'onda d'emozione se ne va.
Come stai sei sempre bello come un anno fa
e con chi stai.

Amore amore, amore amore amore
quella volta quel primo giorno che ti ho visto per caso,
amore, ti ho chiamato il giorno dopo in casa.

Y nada me conforma
si no estás tú también
quando me faltas tĂş.

Caramelle non ne voglio piĂą.
Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei
parole, parole, parole parole, parole, parole soltanto parole.

I see you there.
I see you there.
They tell me so.

Un platano gigante
deliziosi amanti, poi,
alberi di un bosco noi.

E l’era tardi... l’era tardi in quella sera stracca
che m’è venu el bisognn d’onn d’smila franc
El vien giò d’i scal in camisa...

Bussò tre volte un giorno alla tua porta.
E lui che non ti volle creder morta
bussò cent'anni ancora alla tua porta.




Estratto dall'album In Duo di Mina. Versi presi tre a tre da ogni brano nell'ordine di apparizione originale: Stay with me (Stay), Questione di feeling, Neri, Via di qua, Rotola la vita, Suona ancora, Dottore, Come stai, Amore, Contigo en la distancia, Parole parole, Someday in my life, Noi, E l'era tardi, La canzone di Marinella. E' la storia di due che si rivedono dopo un anno.

spremuto da copiascolla, 16:46 | link | commenti (2)
canzoncine, sbudellamenti



Stagioni


E soprattutto perché so di non sapere niente,
perché, per colpa d'altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere...
a mangiare illusioni e veritĂ  a ogni ora.

Le storie credute importanti
si sbriciolano in pochi istanti.
La pioggia che cade e non cade

e un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi
che non c'è solo il dolce ad attenderti, ma molto d'amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande...

Abito sempre qui da me,
in questa stessa strada che non sai mai se c'è.
E ho ancora la forza di scegliere parole

potere dire "Vivo!" sull'onda d'un motivo.
C'è da dimenticare la noia pesa e nera,
c'è da dimenticare la favola che fu...

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello.

Ma la sua voce chiara il nome tuo chiamò.
ChissĂ  se senti che ti pensa in questo autunno,
che consuma ora piano anche il ricordo del tuo viso?

Io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...
Tu, ipocrita uditore, mio simile...
mio amico...



Testo pedissequamente tratto dall'album Stagioni di Francesco Guccini. Versi presi tre a tre da ogni brano nell'ordine di apparizione originale: Addio (intro), Stagioni, Autunno, E un giorno..., Ho ancora la forza, Inverno '60, Don Chisciotte, Primavera '59, Addio. Dedicato a chiunque si ritrovi in queste parole.

spremuto da copiascolla, 18:02 | link | commenti (3)
canzoncine, sbudellamenti



Dalle stelle alle stalle un anno dopo

Un attimo prima sei nel parterre delle sfilate eccetera eccetera come la volta scorsa. Un attimo dopo cammini scalza sul parquet dello showroom con un mazzolino di spille da balia agganciato al passante dei jeans, allacci reggiseni e tiri su le zip, scruti tette grosse come meloni dal basso della tua seconda e mezza, aggiusti un tubino sui fianchi larghi di un'algida culona e te ne scodinzoli via col tuo mini popò verso le scale. Scopri che c'è solo l'ascensore. Trattieni il fiato e preghi la madonna per due interminabili piani, scavalchi il cavo di un riflettore, lanci un'occhiata al Topo che se ne sta a fumare seduto su una finestra, mandi un sms, scambi due parole in inglese col truccatore losangelino, ti rendi conto che non te ne ricordi più di trentasei e passi quasi tutto il resto del tempo seduta sulla finestra a parlare col Topo di cosa vuoi fare da grande e con chi hai scopato la sera prima.

Oppure

La cosa più bella di quando vai su un set è provare tutti i vestiti e le scarpe, farti truccare e arricciolare i capelli e uscire a cena con l'assistente del fotografo che potrebbe rivelarsi l'uomo della tua vita in quanto visibilimente gay. Essendo una collezione di taglie conformate, vale a dire sopra la 46, questa volta tutti i vestiti e le scarpe ho dovuto farli provare al Topo.

spremuto da copiascolla, 19:08 | link | commenti (3)
moda, pubblicitĂ 



Mi hanno detto che è morto il Papa.

spremuto da copiascolla, 12:38 | link | commenti (18)



Cose che quando te ne rendi conto ormai è troppo tardi/2

Ritiro tutto, ho ancora quindici anni e mezzo.
Oggi ho comprato per la prima volta nella mia vita Il Foglio in edizione cartacea*
solo per avere l'inserto speciale: un poster gigante di Borat con le palle al vento.

[*al costo di un intero euro, anziché scaricarlo gratuitamente in pdf dopo le due del pomeriggio. Il Foglio è un giornale che ti scartavetra il posteriore, mi dicono di là dal bagno. Il poster l'ho appeso sopra il divanoletto. NdCs]

Borat

spremuto da copiascolla, 23:19 | link | commenti (4)
editoria, gentaglia, domestichezza



Cose che quando te ne rendi conto ormai è troppo tardi

In questo momento nel mio ufficio è in corso il solito ennesimo casting.
La lingua del Topo non si srotola piĂą come una volta.
Io invece mi sono appena resa conto di non avere piĂą quindici anni e mezzo.

spremuto da copiascolla, 14:56 | link | commenti (4)
polemiche, pubblicitĂ , scrivania



E dallo scaffale mi guardano le coste dei libri che non sono riuscita
a finire o a cominciare.

[Disponibile anche in versione integrale.]

spremuto da copiascolla, 13:04 | link | commenti (5)
libri, racconti, sbudellamenti, domestichezza, ricicloni



Copiascolla trova un tizio agonizzante sul pianerottolo del suo palazzo e va in ufficio. Ecco dove l'avete giĂ  sentita.



Scena 1.

Cs – Bonsgiùùùùùrrrrr!
CdCs – Trombato?
Cs – Non ancora, ma ben presto!
CdCs – Chi è il fortunato?
Cs – Il mio nuovo vicino di casa. L’ho incontrato stamattina sul pianerottolo. Svenuto.
CdCs – Eh?
Cs – Dev’essersi sentito male, poverino. L’ho accompagnato al pronto soccorso e per sicurezza gli ho lasciato il mio numero. Sai, non si sa mai.
CdCs – Già. Non si sa mai.
Cs – Tra l’altro non ho capito una parola di quello che ha detto. E’ straniero. Inglese, credo. O americano, dall’accento. Cioè. Io l’inglese lo so benissimo, òbviusli.
CdCs – Obviùsli.
Cs – Ma era in stato confusionale, biascicava. Magari ha battuto la testa.
CdCs – Magari è un alcolizzato.
Cs – Ma ti pare? No! Gli ho fatto la respirazione bocca a bocca. Sapeva di collutorio e acqua di colonia.
CdCs – L’acqua di colonia è alcolica.
Cs – Piantala. Era una fragranza un po’ anni ’80. Molto vintage. Dev’essere un tipo chic.
CdCs – Dev’essere un tipo checca.
Cs – Intanto è uno coi soldi.
CdCs – Se sta nel tuo palazzo, lo escludo.
Cs – Cos’ha il mio palazzo, sentiamo?
CdCs – Niente.
Cs – Ti spiego, era elegantissimo. Gli ho dato una rapida occhiata mentre aspettavamo l’ambulanza. Abito di Armani Collezioni, a occhio. Con sotto una camicia Prada, mi pare. Scarpe Bottega Veneta testa di moro in pelle stampa cocco di vernice con la nappa. Occhiali da sole Ray Ban. E un Rolex d’oro. Per andare al lavoro, ti rendi conto?
CdCs – Sarà un avvocatino del cazzo. O un commercialista. No, peggio: un agente immobiliare.
Cs – Lo escludo. Aveva l’aria del pezzo grosso.
CdCs – Come minimo ce l’ha piccolo, fidati.
Cs – Un caffè, Topo?
CdCs – Grazie.



Scena 2.

CdCs – Allora, con questo titolo?
Cs – Uhm… metti “O così, o Totip”
CdCs – Mi pare di averlo già sentito. Pensane un altro.
Sfx – Driiiiiiin driiiiiiin!
Cs – Sì pronto? Hi! How do you do? Beautiful Stranger. Don’t worry, be happy. Nothing else matter. Tonight tonight? Nevermind! Come as you are. Like a virgin. Bye bye, baby. Clic
CdCs – …
Cs – Era lui.
CdCs – Che dice?
Cs – Mi porta a cena. Stasera. Alle nove e mezza. Al Dorsia.
CdCs – Mai sentito nominare.
Cs – Nemmeno io.
CdCs – Sarà un locale nuovo…
Cs – Speriamo che sia un posto come si deve. Dopotutto, gli ho salvato la vita!
CdCs – A proposito, come si chiama?
Cs – Dorsia ti ho detto!
CdCs – Ho capito. Intendo lui, come si chiama.
Cs – Ah. Non lo so.
CdCs – Come non lo sai? Vai a cena con lui e non sai neanche il suo nome?
Cs – Tu non ti ricordi il nome di quelle con cui sei andato a letto!
CdCs – Cosa c’entra? Io sono un uomo, è perfettamente normale. Tu, invece, accidenti! Di solito il nome è la prima cosa che si chiede a una persona! Prima del nome del ristorante, almeno. Perché non gliel’hai chiesto?
Cs – Perché era svenuto, te l’ho gia detto!
CdCs – Intendo perché non gliel’hai chiesto adesso. Al telefono! Prontooo?
Cs – In effetti, non ci ho pensato. Adesso lo richiamo e glielo chiedo.
CdCs – …
Cs – Shhhhht. Suona. Alòòòò? Hi. I just call to say I love you. Baby, one more time. Unbreak my heart. The power of goodbye.
CdCs – …
Cs – Fatto!
CdCs – Allora, come si chiama?
Cs – Batman.
CdCs – Eh?
Cs – Ti giuro che si chiama così. Batman!
CdCs – Che nome del cazzo.
Cs – …
CdCs – Ce l’ha minuscolo per forza.
Cs – Un altro caffè, Topo?
CdCs – Grazie.



Scena 3.

CdCs – Io qui ho finito. Manca solo il titolo.
Cs – …
CdCs – Buongiorno, è il tuo capo che ti parla. Sei pregata di toglierti le cuffiette e comunicare con la torre di controllo.
Cs – …
CdCs – MI ASCOLTI QUANDO TI PARLOOOOOO
Cs – Cosa urli?
CdCs – E tu cosa stai facendo invece del titolo?
Cs – Guardo un film in versione originale. Sai, per la pronuncia. Non vorrei che stasera a cena ci fosse qualche défaillance nella conversazione.
CdCs – Che film è?
Cs – Jules et Jim.
CdCs – Ma è un film francese!
Cs – E allora? Ha i sottotitoli.

Entra un fattorino con un enorme mazzo di rose rosse.

F – Una firma qui.
Cs – Ommioddìo, sono pour moi?
F – No, sono rose. Non vede?
Cs – …
F – …
Cs – Dov’è che devo firmare?
F – Qui e qui.
Cs – Merci beau… GRAZIE.

Il fattorino esce dalla stanza.

CdCs – Rose rosse? Che fantasia.
Cs – Chissà chi le manda…
CdCs – Lasciami indovinare.
Cs – Ma sono di… Patrick! Ecco come si chiama. Era logico che non poteva chiamarsi Batman! Senti cosa dice il biglietto: “I can’t wait to kill you.”
CdCs – Cosa vuol dire?
Cs – Vuol dire: “Non vedo l’ora di baciarti.” Che romantico!
CdCs – …
Cs – E ci sono anche due biglietti per andare a vedere Les Misérables. Vedi che ho fatto bene a ripassare il francese? Me lo sentivo….
CdCs – Dev’essere il classico intellettualoide del cazzo.
Cs – Già.
CdCs – Senza contare il pisello microscopico.
Cs – Topo, ti va un Martini?
CdCs – Ma sono le dieci del mattino.
Cs – E allora?
CdCs – Hai ragione. Chiamo il bar.



Contenuti extra.

CdCs – Allora, con questo titolo?
Cs – Uhm… Metti “Totip ti tenta tre volte tanto”.
CdCs – Anche questo non mi è nuovo.
Cs – Va benissimo, invece. Due pentametri esatti, allitterazione in tì. E’ perfetto. L’anticamera del mio meritatissimo aumento di stipendio, non trovi?
CdCs – Pensane un altro.
Cs – Dolores, attacca!

spremuto da copiascolla, 17:55 | link | commenti (17)
dialoghi, bestiario, pubblicitĂ , scrivania, mancuspia



Dieci alla meno otto

L’angstrom è una unità di misura per cose molto piccole perché la realtà è intrisa di possibilità infinitesimali e questo vi manda tutti quanti nel panico. Volete il controllo, urlate fatemi scendere, cercate di razionalizzare. Zitti un attimo e prendiamo il paramecio. Guardatelo come nuota nella sua goccia d’acqua qua e là vibrando: procede grazie alla contrazione ritmica delle sue file di ciglia. Sembra risoluto a raggiungere qualche destinazione all’interno della goccia e invece non ha la minima idea di dove sta andando. Probabilmente, non si rende nemmeno conto di esistere, poverino. Esattamente come molti di voi, branco di anencefalici. La sua presenza è decorativa, questo ve lo concedo. Ma la sua esistenza è del tutto superflua a se stesso e agli altri, perciò il nostro bel paramecio si rivela un essere inutile. Esattamente come molti di voi, ripeto. Se non sapessi che si tratta pur sempre di un animale come me e come voi, cercherei di convincervi che è il residuo di uno starnuto. Perché in effetti lo è. O proverei a spiegarvi – devo sempre spiegarvi tutto – come si acchiappano le lucertole e cosa ho sognato stanotte. Invece l’universo è risolto da leggi fisiche inventate nientepopodimenoché: da voi. Gli atomi non sguazzano nell’assurdo come piacerebbe a me e a un altro paio di persone, forse. Non si attraggono e non si respingono come capita. Loro, cari miei, si legano a certe particelle sì e altre no. Ma bravi, è questo il paradigma democratico dell’esistenza? Quindi mi state dicendo che siamo biologicamente programmati a disporci in un certo modo e immagino che mi direte anche quale. E io che avevo programmato di vagare a caso e sbattere di qua e di là in attesa di tornare cenere o di reincarnarmi in un porcospino. Ah, devo rassegnarmi. Dite che è così e basta. Eppure il vostro sistema lo conosco perché ci vivo. Questo sistema è perturbato da necessità molto più eclatanti di quanto sostengono i vostri meteorologi con le loro pioggerelline del cazzo. Il colpo di fulmine e l’inversione del campo magnetico terrestre succedono in continuazione, giuro, ma vi hanno abituati a ignorarli senza farne un dramma. Perfino questo orizzonte denso di una luce mistica su un cielo a nuvolotti blu va oltre ogni ragionevole previsione per il fine settimana, lo ammetto. Ma non se ne accorgerà nessuno, vero? Adesso scusate, sono le otto meno dieci e a questa latitudine il mare sputa fuori il sole. Ma che ve lo dico a fare.

spremuto da copiascolla, 10:07 | link | commenti (9)
polemiche, racconti, bestiario, sbudellamenti







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