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Copiascolla scappa dalla cittĂ e si ritira qualche giorno in campagna. Per una maggiore comprensione di questo post, ecco una legenda.
Cs = Copiascolla MdCs = Mamma di Copiascolla Mt = Antonio. Mansueto cinquantenne di origini emiliane, controfigura morale del padre biologico di Copiascolla, attuale e speriamo definitivo compagno della mamma di Copiascolla. Dopo due bottiglie di Lambrusco risponde al nome di Minitony. NdCs = Nonna di Copiascolla
Esterno, giorno. Giardino della megavilla tenuta di campagna vera unica insostituibile casa di Copiascolla. La nonna sta bruscĂ ndo le ortensie. Indossa un delizioso grembiule a scacchi bianchi e blu tutto tempestato di margherite qua e lĂ , un cappello di paglia con fiocco blu in tinta e tiene in mano le forbici da brĂąsca.
Cs – Ciao nonna, sono tornata a casa qualche giorno per il ponte. CIAO NONNA, SONO TORNATA A CASAAAAA! NdCs – Caaaaaaro el mé butìn! Che te lo sbà ta un bél ovéto? [Cara la mia bambina! Ti sbatto un bell’ovetto? NdT] Cs – Sì, dopo. Dov’è la mamma? DOV’E’ LA MAMMAAAAA? NdCs – Mah, sònte mì? [Cosa vuoi che ne sappia? NdT] Cs – Vado a vedere nell’orto. Ci vediamo dopo. CI VEDIAMO DOPOOOO!
Copiascolla ripercorre il vialetto al contrario e torna in macchina, apre la portiera posteriore, si piega sul sedile dietro e tira fuori un cestino da pic nic.
MdCs – Ehi-là ! Cs – Cazzo che spavento! MdCs – Non dire cazzo… Cs - … se non ce l’hai nel sacco! Ah ah! MdCs – Antonio, dille qualcosa. Mt – Qualcosa! Cs – Ah ah ah ah! Questa mi fa sempre ridere! Mt – Ohi ohi ohi veh veh! [risata tipica degli emiliani, NdA] MdCs – Cosa c’è nel cestino? Cs – Una quaglia! Mt – Buona! Cs – Non è da mangiare, è viva! Mt – Basta tirarle il collo e… Cs – Tu non le tiri proprio un bel niente! E’ da compagnia. MdCs – Da cosa? Non se ne parla! Cs - Si chiama Dolores! MdCs – Ci mancava anche questa… Cs - Potremmo tenerla in giardino. Fa le uova. Cioè, adesso è ancora troppo piccola, ma prima o poi ne farà di sicuro. Almeno credo… MdCs – Una quaglia, dico io! Ma cosa ti è saltato in mente? Cs – Dà i mamma, possiamo tenerla? MdCs – No, no e no! Enne-ò. Ricevuto? No! Cs - Tipregotipregotipregotiprego! MdCs – Fine della discussione, riportala dove l’hai presa. Cs – Ma l’ho trovata! In strada. Sì, esatto. Poco fa, venendo qui. In mezzo alla strada. Deve essere… ehm… orfana. Magari la sua mamma-quaglia è stata investita da un pirata della strada e adesso questa povera quaglietta ha bisogno di cure parentali e sostegno psicologico… Mt – Molto toccante. MdCs - NO! Mt – E le hai già dato un nome? Cs – Ehm, sì. Così non potete mangiarvela. Mt – Vediamo un po’ questa Dolores…
Minitony solleva un’anta del cestino. La mancuspia spunta fuori col suo repellente grugnetto e soffia forte
Mt – Mi sembra aggressiva. Dev’essere sotto shock. Cs – Per forza, è traumatizzata! In realtà è un animale molto docile… MdCs – E tu cosa ne sai? Cs – Ho fatto… ehm… studi approfonditi sui… ehm… volatili da cortile. Ho dato anche svariati esami all’università : Cortilogia Zoomorfica. Uno e due. MdCs – Non credevo che per fare la giornalista dovessi approfondire gli animali. Cs – Mamma, non io faccio la giornalista! Quante volte te lo devo dire? Io invento le pubblicità . Pub-bli-ci-tà . Da anni! MdCs – Lo so tesoro, non agitarti.
Uno strillo trafigge la discussione. Copiascolla, sua mamma e Minitony si girano verso il cestino appena in tempo per vederlo esplodere in real time con uno schianto sordo. Schegge di vimini schizzano in tutte le direzioni. Una nuvola di segatura si dissolve attorno all’epicentro del disastro. La mancuspia a figura intera si rivela in tutta la sua ansimante e minacciosa presenza. In sottofondo, tutti urlano.
NdCs (in lontananza) – Sa è stà ? [Cos’è stato? NdT] Cs – Eccola qua! Non è uno spettacolo? MdCs – Che orrore! Mt - MA NON E’ UNA QUAGLIA! Cs – Ti dico di sì. MdCs – Che orrore! Cs – Non è incantevole?
La mancuspia rotea gli occhietti e fiuta l’aria. Un gorgoglìo lontano preannuncia l’emissione di un ruggito dal posteriore della creatura. Puzzolentissimo.
Cs – Ha fame, poverina. MdCs – Che orrore! Mt - NON E’ UNA QUAGLIA! Cs – Vieni Dolores, si mangia. MdCs – Che orrore! Mt – COS’E’?
Copiascolla si avvia per il vialetto e la mancuspia dietro.
NdCs – AAAAAH! Un moreciolòto te còre drìo! [AAAAAH! Un grosso topo ti insegue! NdT] Cs – Altolà con quel rastrello! Tutto bene, non è un topo! NON E’ UN TOPOOOO! NdCs – Saèlo kè? [Cos'è? NdT] Cs - Oh nonna, solo tu puoi capirmi. A te lo posso dire. Però è un segreto, non farne parola con la mamma. Né con la zia. Né con le tue amiche al mercato. Insomma, non dirlo a nessuno. Sei pronta nonna? Tieniti forte: è una mancuspia! NdCs – Naké? [Una che? NdT] Cs – UNAAAA MANCUUUUU… Lasciamo perdere. NONNA, E’ UN ANIMALE INVENTATOOO! NdCs - Andò l’èto catà ? [Dove l’hai trovata? NdT] Cs – E’ saltata fuori da un racconto. Leggevo il Bestiario di Cortázar prima di andare a letto e mi sono addormentata col libro aperto. La mattina dopo l’ho trovata mezza morta sul pianerottolo. Senza di me non può vivere, poverina. E’ così. Perché io la leggo, capisci? Se io smettessi di leggerla, lei non avrebbe più ragione di esistere. Nonna, ti è chiaro questo concetto? NONNAAAA, HAI CAPITOOOO? NdCs - Che te lo sbà ta un bél ovéto? [Ti sbatto un bell’ovetto? NdT] Cs – Vieni Dolores.
(Continua…)
spremuto da copiascolla, 10:09 | link | commenti (11) dialoghi, mancuspia
Stamattina Copiascolla trova una mancuspia agonizzante sul pianerottolo del suo palazzo e va al lavoro. Entra un account.
Ac - Tieni, firma. Sfx - (scrat scrat svolà z) Ac - Non lo leggi? Cs - No. Ac - Guarda che è un esecutivo. Cs - Lo so. Ac - Va in impianto! Cs - E allora? Ac - Se c'è un errore? Cs - Non c'è nessun errore. Ac - Come fai a saperlo se non l'hai neanche letto? Cs - Intuizione femminile. Ac - ??? Cs - Voi uomini non potete capire... Ac - ... Cs - Scherzo! Sono mesi che usciamo con questo soggetto. L'avrò visto seimila volte. Non è che i testi si cambiano da soli da un giorno all'altro, no? No. Nessun errore. Fidati. Ciao. Vai. Ac - Cos'è stato? Cs - Cosa? Ac - Shhhhht... Cs - ... Ac - Hai sentito? Taci!
Con una rapida mossa, Copiascolla spalanca iTunes e lancia un radio a manetta. Entra l'esecutivista.
Es - CIAO. Ac - Abbassa, Cristo! Es - Hai firmato? Cs - Sì tiè. Es - Nessun errore? Cs - Ma cos'avete oggi tutti quanti? No, nessun errore. Che errore dovrebbe esserci? Es - Non so, chiedevo. Cos'è questo odore?
Una zaffata putrida di liquame misto a fieno filtra nell'aria attraverso la fessura tra le ante del mobiletto di Copiascolla. In pochi attimi un tanfo rivoltante satura la stanza.
Cs - Quale odore? Ac - Apri la finestra! Es - Chi è stato? Cs - Ehm... Ac - Dio mio, ma qui si muore! Es - Sei stata tu? Cs - Ebbene sì. Adesso se non vi dispiace avrei da fare. Fuori tutti! Fuori dalle balle anche questo impaginato, non voglio più vederlo. Sciò. Aria. Ec - Cos'è stato? As - L'hai sentito anche tu? Cs - Ehm... Es - Sembrava un rantolo. Ac - Sentilo, ancora! Es - Viene dal mobiletto. Cs - Io non ho sentito nien... Ac - Viene proprio da lì dentro.
L'anta del mobiletto si apre di schianto. Schizza fuori una palla di pelo e si infila in picchiata dietro la porta. Tutti urlano.
Ac - Una bestia! Cs - E va bene, ho portato il mio gatto. Ma non ditelo a Marco. E' allergico. Es - Hai un gatto? Ma perché puzza così? Ac - Non puoi portare animali in ufficio!
L'account si avvicina alla porta aperta e sbircia nella fessura. Con due dita si tappa le narici e infila una mano nel pertugio tra la porta e il muro.
Ac - Quiiiii bicio bicio bicio... Viedi qui bel biciAHIAAAAAHI! Es - Oddìo ti ha morso? Ac - Cazzo! Che male! Cs - Fai vedere? Ac - Ci vuole un bastone. Es - Quale bastone? Ac - Presto, dammi la scopa! Cs - BASTAAAAA! Allontanatevi subito dal mio gatto! Esce da solo quando vuole lui. Adesso per favore, fuori dai maroni! Ci penso io. Lo porto giù in cortile, mi invento qualcosa. Lo lascio al portinaio. Prima che arrivi Marco. Rà uss!
Un feroce rantolo annuncia la fuoriuscita della bestiolina dal suo nascondiglio. Tutti si girano verso la porta. Un becco a rampino spunta fuori dalla fessura.
Ac - Eccolo che viene fuori! Es - Che brutto, è un mostro. Ac - Ma ha il becco! Cs - Ha un musetto affusolato. Es - Dio mio, è inquietante. Ac - Sei sicura che sia un gatto? Es - Assomiglia più a una gallina. Cs - E' randagio. Ac - E puzza di brutto! Cs - Si chiama Dolores, è molto affettuoso. Es - Perché non ha le orecchie? Cs - Ha avuto un incidente. Sì, esatto, un incidente terribile. E' finito sotto una macchina. Poverino... Abbiamo dovuto amputargli le orecchie però ci sente benissimo. Guardate: DOLOREEEEES!
La mancuspia non fa una piega. Suona il telefono.
Cs - Sì. No. Va bene. Passamelo. Pronto. Buongiorno. No no tutto bene. Sì sì tutto a posto. No no. Sì sì. No no. ERRORE? QUALE ERRORE? Non c'era nessun err... Quattromila cosa? Da quale stipendio? Ma io guadagno molto meno di quatt... A rate? Ma veramente io... Va bene, a dopo. Ac - Chi era? Cs - Nessuno. Dobbiamo nascondere Dolores prima che arrivi Marco.
Entra il capo di Copiascolla.
CdCs - Ti ammazzo. Ac - Marco! Cs - Topo, posso spiegarti tutto. Es - Beh io qui sono a posto. Vado in fotolito. Ac - Vengo con te.
(Continua...)
spremuto da copiascolla, 15:33 | link | commenti (12) dialoghi, mancuspia
Ricopiato paro paro dal 01.06.2004RisvegliDelirio preonirico in dormiveglia su Intercity Verona-Milano, ore 6 della mattinaPerdi un treno la sera prima e prendi un treno la mattina dopo. Compri Marie Claire speciale estate numero da collezione. Sfogli a caso, salti dalla surfing vague alla bigiotteria vintage passando per i trend d'essay. Ti senti per un attimo estremamente metrosexual. Stai andando a Milano, carina. Sei sul treno giusto. Yeah! A Peschiera comincia a cascarti la testa. Hai dormito solo 5 ore. Ok concediti un pisolino fino a Desenzano o alle 3 del pomeriggio ti addormenterai sui layout. Sei una donna forte tu. Ti bastano 15 minuti. E un caffè. Va bene, due. Tre. La conta dei caffè ha funzionato. Da un'anticamera in fondo a destra del tuo cervello si fa strada una cosa gialla con dei laccetti. La riconosci: è la baguette di Dior che ti piace tanto. E' quella di 3 anni fa ma non sei riuscita a comprarla e adesso è un'habituè delle tue ossessioni. E' come la sigla dei Simpson. Rassicurante. Gialla. La sai a memoria. Non la fanno più. Inizia il sogno: sei da Colette. Non Colette a Parigi, Colette a New York. Anzi sei davanti a Colette. La fotocellula della sliding-vetrata scandaglia il tuo corpo sinuoso interamente ricoperto di griffes con la esse. Percepisce la carta di platino tutta tempestata di diamanti. E' una AmEx. L'hai sempre voluta fin da quando a sette anni praticavi autoerotismo davanti alla scena in cui Vivien di Pretty Woman svaligia una boutique di Rodeo Drive. I cancelli del paradiso si spalancano. E' fatta, ci sei. Sai già cosa vuoi. Vuoi un tubino in garza di cotone con stampe jaquard e appliques in sangallo con pinces sul seno. L'hai visto su Vogue. Devi averlo. Devi. Non sai quanto costa ma non t'importa. Tanto paga papìno. Nel sogno, hai papìno che paga. Hai papìno. Una commessa addestrata a intuire le tue esigenze desumendole dalla tua scia di Coco Mademoiselle, ti corre incontro con le braccia tese. Sulle braccia tese, un vassoio d'argento; sul vassoio d'argento, un paio di Manolo Blahnik tacco sedici. Tu le sai portare. Tu non ondeggi come un fenicottero sbronzo. Tu volteggi sostenuta dalle ali di un angelo. Di un arcang DIN DON. STIAMO ARRIVANDO NELLA STAZIONE DI BRESCIA. PROSSIMA STAZIONE: BRESCIA. UI INFORM OL PESSENGERS DET UI AR APPROCCING BRESCIA STESCION. NEST STOP: BRESCIA. ore 16:51 commenti (9) [Aggiornamento: sono passati due anni, decine di treni e centinaia di mode. Per la seconda volta nella mia vita, stamattina - sveglia al chicchirichì del gallo, ciao nonna ciao mamma ciao cane - ho preso quello stesso Intercity. Plus. E' il solito ferrovecchio di allora però costa il doppio, parte 5 minuti prima, arriva 20 minuti dopo e ci vuole la prenotazione anche per stare in piedi. Infine, ricordiamoci che Becky Bloomwood ci ha messo circa duecento pagine prima di capire che nella vita ci sono cose più importanti di una Angel Bag. C'è speranza, dico.]
spremuto da copiascolla, 11:24 | link | commenti (6)
Esternazioni
Mio fratello mi assomiglia una cifra, anche se non è affatto mio fratello. Il mio vero fratello invece ha 2 anni emmezzo, tenerone lui. E a detta di tutti è la copia esatta di mio padre. La concomitanza di queste due evidenze, determina la mia predisposizione a considerare miei sia i figli sia i genitori degli altri. Detto questo, ero in giro per il Fuorisalone col mio art, sua moglie e la loro figlia.
A differenza di due anni fa, quando la creatura era solo una speranza, e di un anno fa, quando con buona probabilità se ne sarebbe uscita da sua madre di lì a pochi giorni e così è stato, quest’anno la possibilità di portarsi la bimba appresso era un’assoluta certezza. Non c’è problema, dico io, basta scaraventarla nel parcogiochi pensile allestito sul tetto di Superstudio Più, uno strabiliante bruco gonfiabile, verde da far spavento e grosso come un dirigibile. Devo averli terrorizzati. Così Giulia si è sbobinata il suo primo putantùr dei portoni che espongono il bollino rosso e ha assistito al consueto, tragico epilogo.
Ormai chi ci va lo sa. Entri curioso ed esci esausto, incazzato, con un principio di emicrania che non ti mollerà per tutta la settimana seguente e la camicia fradicia di qualcosa che qualcuno ti ha rovesciato addosso nei paraggi del buffet sponsorizzato. Se c’è l’open bar, forse non esci più. Ma se esci, vieni fuori a testa alta, fiero di aver combattuto per un depliant che butterai via senza neanche averlo letto.
Ma non è finita. Già che ci sei, tanto vale buttare un occhio qua e là . A metà di via Tortona possiedi non uno ma quarantasei cataloghi, sette poster arrotolati e una scatola omaggio con dentro un chissà cchecosa. Questo è il momento in cui Giulia esasperata spalanca le fauci. Tu che non hai figli credi che sia un po’ stanca, guardala come sbadiglia, piccina. Invece sta per mettersi a urlare come un’ossessa. Così suo padre la prende subito in braccio e le canta qualcosa, mentre sua moglie scaraventa tutte le scartoffie nel passeggino e se lo trascina fino al bagagliaio della macchina. Tu, cioè io, non so proprio come fanno a farcela.
[Disclaimer: La gente dovrebbe mettersi d’accordo sul significato della parola design. Io continuo a sostenere che il design non esiste oppure tutto è design, basta decidersi. Inoltre, che senso ha andare a sbronzarsi al Vinitaly quando tutti sanno che il vino più buono di tutti i tempi è stato il Quintarelli del 1995. Attualmente il miglior vino in commercio è in vendita da Peck alla modica cifra di 400 cucuzze. Si tratta di un Amarone della Valpolicella e lo produce il padre del mio compagno di banco delle medie. La cosa sconvolgente è che ha tre figli e sono tutti e tre veramente fratelli. Infine, ammettiamolo: il maiale è un cane di design.]
spremuto da copiascolla, 14:47 | link | commenti (8)
Riciclato dal 19.04.2004 Design design2 giorni tra il Salone del Mobile e il mobile del mio salone.A Milano c'è stato il Salone del Mobile. Appuntamento col design bla bla bla approcci sperimentali nel Satellite bla bla bla Fuori Salone in via Tortona bla bla bla rendez-vous in tutti gli spazi possibili immaginabili che aderiscono all'iniziativa. Anche quest'anno sono accorsa numerosa. Ottime e inattese certe soluzioni da ristorante. Un'ovazione per il Quicknic® di tre svedesoni vestiti da camerieri venuti dallo spazio: modello siediti-lì-sull'erba-di-gommapiuma-e-bruca!. E poi se mai riuscirò ad aprire un ristorante in riva a un fiume, andrò personalmente a selezionare la ghiaia del greto e la sparpaglierò nel fumoir, così nessuno verrà a cena da me in tacchètti. Pessime le sedie-prigione in formica di un micro bistrot per soli téte à téte. Per il resto sto ancora elaborando il tavolo scorrevole fatto con un rullo di nonsoché pareva feltro per buffet transitori. Al piano di sopra, una specie di fifth avenue ma senza vetrine. Stand di ogni. Puoi anche entrarci, sederti, rotolarti su quello che c'è a disposizione, accarezzare lampade roteanti, attorcigliarti in kilometri di metacrilato o immergerti in qualche pouf. Insomma di tutto. Musetti giapponesi spuntano da sopra mensole autoavvolgenti e arrampicatori folli spenzolano le loro zampette da divani pensili. Giornaliste in tubino prendono i loro bravi appunti sui tappeti da riporto e credo che a un certo punto un dirigibile riempito di elio e tenuto ancorato alla dura realtà con una bava da pesca, si sia messo a produrre I want your sex tre ottave più in alto, tipo l'uccellino Titti. Mi è semblato di non avele visto un c***! Invece non ci vedevo più dalla fame, così ho provato il Kono Pizza® in Triennale. Una via di mezzo tra un panzerotto e un gelato, con il gusto del primo e la forma del secondo. Vista la fila, ho rinunciato. Applausi allo staff di Slow Food che in co-mktg con Elica ha assemblato una quantità industriale di canapè artigianali fatti con Pane al Finocchio, Prosciutto alle erbette di non so dove, Lucanica di Cinghiale credo, Puzzone di Moena e un altro più delicato che adesso non ricordo. Ottimo. Fanculo al conopizza. Poiché il resto della giornata è stato ammorbato da improbabili appuntamenti negli infrequentabili foyer e salottini di teatri e negozi di mezza via Manzoni, io e il mio abbigliamento improprio, il mio stomaco ancora brontolante e il mio art director di fiducia, sua moglie, la mia migliore amica e il mio fidanzato ci siamo rivolti alla Fiera del Fiore. Navigli. Bulbi. Terriccio e trionfi di gardenie viole cactus azalee tulipani bambù margherite rose calle edere eccetera. Un'estasi. Si è messo a piovere. Niente brunch. Eravamo tutti molto felici. Davvero. Sono tornata con un'agave e tre piante di basilico. L'agave l'ho messa sopra l'armadio che ho in salotto. Il basilico sul balcone. Volevo la sedia di ghisa di Sannia Design. Sarà per la prossima volta. ore 18:04 commenti (0) [Aggiornamento: Il mio art director di fiducia, sua moglie e la mia migliore amica sono ancora gli stessi. Il Salone invece è sempre diverso e quest'anno si sovrappone al Vinitaly e ci sono pure le elezioni. Milano-Verona e ritorno in santa calma non sarà mai stato un proposito così anteriore. E' un periodo che non vuol dir niente. La frase, intendo. E la possibilità remota di azzeccare un condizionale non mi sfiora neppure. Inoltre mi fanno presente che scrivevo meglio quando scrivevo peggio. Oh, yeah.]
spremuto da copiascolla, 17:38 | link | commenti (9)
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