Copiascolla,
     spremuta di parole a caso


 

Ceci tuera cela

La carta intrappola il sasso. La parola il senso.
Dove il provvisorio si flette, la certezza crolla.
Cattedrali di involtini primavera minacciano occidenti relativi.
A est di ogni cosa si situa il polo di attrazione molecolare.
La realtà va tutta quanta a sinistra.
Extrasistoli temporanee.

spremuto da copiascolla, 14:00 | link | commenti (6)



Botox

Del botulino non so niente ma vado a braccio. Questo animale è un paramecio [essere unicellulare che non ha cervello e non sa volare]. Esso vive in assenza di ossigeno, come nell'olio del tonno, nel sottovuoto, nel magma. Ingerito, muori. Anche sottopelle non c'è aria. Però ossigeno sì, mi pare. La reazione tra le particelle di ossigeno che ci sono nei tessuti umani fanno reazione con il botulino e si innesca un meccanismo paralizzante. I sette strati di pelle si contraggono. Tutti quanti: derma, epiderma, brontolo eccetera. Ti resta lo sguardo fisso come quello di un pesce lesso per qualche ora, poi torni normale ma senza zampe di gallina. Si chiamano rughe d'espressione e compaiono nell'uomo sopra i 35 anni e nella donna anche prima. La donna ha uno strato di collagene più sottile dell'uomo. Insomma, abbiamo il grasso solo dove non ci dovrebbe essere. Detto questo e con certezza perché da qualche settimana mi occupo di una linea uomo antirughe, torniamo alle rughe d'espressione.

Aldo è un uomo. In quanto animale sociale, a differenza del botulino è alla continua ricerca di interagire con i suoi simili. L'antropologia è una parentesi complessa. Basti dire che solo oggi Aldo ha sorriso alla portinaia, strizzato l'occhio a una passante, corrucciato la fronte davanti a una pratica, sollevato un sopracciglio ascoltando la storia assurda di un collega davanti alla macchinetta del caffè, riso alla battuta del suo capo, urlato al telefono con sua moglie, arricciolato il naso per far ridere sua figlia, stretto la bocca per darle il bacio della buonanotte, aperta per baciare sua moglie, spalancata mentre le è venuto addosso. Aldo non ha l'amante ma solo perchè oggi ho dormito fino alle 10 e nevica e il mondo mi sembra un luogo dell'anima.

Quando scrivo delle cose in cui credo, va a finire che me ne convinco. La teoria della dissonanza cognitiva mi costringe a essere almeno parzialmente d'accordo con quello che scrivo. Eppure mi pagano. Solo fino alle sei, ma pagano. Dovrebbe essere come le prostitute, che non si fanno coinvolgere emotivamente dai clienti. Io invece quando una multinazionale della cosmesi mi rovina nove serate di fila, mi ruba preziose ore di sonno per rimanere in agenzia ad assecondare un coglione di pm incapace, mi sottrae dalle mie necessità fisiologiche come mangiare un piatto caldo prima delle 2 di notte e guardare lo show di Fabio Volo sotto il mio piumone anziché su una sedia girevole delle sala riunioni. Quando succede, vado a casa, prendo la mia crema idratante 24H che con l'azione complementare di mia nonna in carriola e merda di cane ripristina l’equilibrio fisiologico della pelle. E la scaravento dritta sul muro del palazzo di fronte.

Conclusione. Al mondo ci sono solo due tipi di creme, quelle idratanti e quelle anti-rughe. Tutti ne abbiamo bisogno perché la nostra faccia si muove. Sono efficaci, ho sotto mano le prove. Idratanti per le prime due decadi, anti-rughe poi. Se dopo le decadi inizia la decadenza, e a questo punto la placida etimologia dovrebbe essere questa, c'è sempre il botox. A Milano si fanno dei party e ogni tanto qualcuno ci resta secco. Di solito ci vanno i pm delle multinazionali della cosmesi. Ih ih ih...

spremuto da copiascolla, 11:52 | link | commenti (4)



Ora e per sempre

Ieri a Torino e il 25 febbraio in tutta Italia. E' un film che parla di calcio, morte, amore e memoria. Credo perché non sono andata alla prima. Facevo un pubbliredazionale per una crema che fa andare via i brufoli.

Primi di dicembre, Milano. In un bar all'angolo di Largo Augusto prendiamo due piatti inferno, un'insalata fantasia e un panino che non ricordo. Betta al quinto mese, Enrico al terzo film. Io e Ric, coppia d'arte e di parte, ci lamentiamo lui di uno scatto io di un apostrofo. Betta a volte è un uomo. Presto lei e Ric saranno madre. Non vedo l'ora di fare la zia.

Quando conosco qualcuno che sta che ne so a New York, la capitale del mondo. Metropoli per eccellenza dove l’estetica diventa vertigine e ogni orizzonte possibile. E tutto ciò che conta si trova ancora una volta sotto di voi, penso che non sia il caso di esagerare con le domande. Ho aspettato che me le facesse lui.

Enrico è venuto su da un'isola. Come quel poeta dalle acque, né più mai toccherà le sacre sponde. Dice che non ci torna perché la sua vita si srotola altrove. Altrove è anche lì un'isola. Si chiama Manhattan. E quando è da un'altra parte, sta in città. A Cinecittà. Non ha accento e un po' mi piace.

Ora e per sempre credo che mi innamorerò perdutamente di tutti gli attori che mi capita di conoscere in pausa pranzo nel bar all'angolo. Quando vedrò il film non ci dormirò una settimana. Perché sono fatta così. Voglio il divo di hollywood o qualcuno su un cavallo bianco. Da piccola volevo divorziare dai miei e rifarmi una vita con Lucky Luke.


ORA E PER SEMPRE
Italia - 2004
Drammatico
Regia di Vincenzo Verdecchi

Cast: Gioele Dix, Kasia Smutniak, Dino Abbrescia, Luciano Scarpa, Enrico Ciotti, Antonio Serrano, Anna Stante, Felice Andreasi, Giorgio Albertazzi

spremuto da copiascolla, 12:29 | link | commenti (5)



Masquerade

Me con una taglia in meno e una in più di seno. Lui, il dottorino di E.R.
La Banda Bassotti magliette rosse maniche corte numero giallo matricola sul petto. E' un numero Vodafone. I ganzetti venti e qualche la Tim non se la possono permettere perché non fa la tariffa Infinity. Tre Pibe de Oro: Diego, Armando e Maradona. Dicono Ehi, bella micetta a una con le orecchie in testa. Li guardo meglio, sono i Re Magi. Oro incenso e birra dice il pilota automatico. Sforzati Copiascolla, puoi fare di meglio. Ma se ne sono andati. Dove sei dottorino? Chiedo alla suora. Sorella, scusi. E' alta uno e novanta e sembra il George Clooney dei poveri. Dev'essere una suora missionaria. Fratello dove sei, gli dico. Le vie del cielo sono infinite, risponde. Ti ci porto io, salta su. Scappo via. Sto male. Ho 37 e mezzo di febbre e mi viene anche da vomitare. Le mie due escort mi fanno ciao dalla fila davanti al bagno. Dico andate in quello degli uomini. La Pisellina aggrotta la fronte, la Sciù mi fa c'è uno col coso in mano. Voi uomini. Passate metà della vita a giocare con vostro gingillo. Che teneri. Un camice. Sei tu dottorino mio, ti prendo. Dove mi scappi, giochiamo al dottore. Dai che ho la febbre, prendimi la testa tra le mani e guardami le tonsille. Vedi? Ho le placchette. Lo placco. Lo marco. Ecco, ti ho preso. Piacere Marco. Piacere, Copiascolla. Dice che nome è. E' quello che uso quando faccio delle cose di cui l'altra me domani mattina si pente. Occhei ci sto dice lui. Chiudi gli occhi e apri la bocca. Chiudo gli occhi. Apro gli occhi. Sono in una vasca da bagno immersa nel ghiaccio. Mi guardo la pancia, ho una cicatrice verticale. E' il cheloide dell'appendice, mi hanno cucita male. Invece no sono senza un rene. Lo sapevo. Rosso. Male. Metropolitana. Adesso ricordo. Volevo buttarmi nei binari della linea rossa e il dottorino mi ha salvata. Non mi manca un rene, mi è mancato il fegato. Ero a Cordusio. Dove c'è la mia banca. In rosso anche il conto. Poi ho visto te dottorino mio, con la mascherina sulla tua bici. E' la mascherina per le polveri sottili. Un dentista ciclista. Fico! Mi hai tolto il giudizio e sputo fuori i denti da latte. Con i soldi del topolino ti pago la visita a domicilio. La mascherina lasciamela che devo imbiancare.

spremuto da copiascolla, 12:07 | link | commenti (9)



Le persone per cui vale la pena vivere sono quelle che si soffiano il naso nella carta igienica. Che fanno con una mano sola e gli cade sempre qualcosa. Quelle che dormono fino alle due e poi gli fa male la testa o la schiena. Sono quelle che se fuori piove dentro c'è il sole. Una delle persone per cui vale la pena, non la vedo da veramente tanto che quasi me la dimentico. Perché non ho mail il tempo di viverla. La chiamo e ci diciamo che ci vediamo. E poi no e lo sappiamo già da subito. Questo è quello che si dicono le persone per cui reciprocamente vale la pena. Perché nel tacito dirsi faremo c'è quello che è già stato fatto. Come la mia Quinquilina. O la Cùgin. La Pingui. Il mio 'mico che gli dico sempre: Ciao Mico! Il mio ex fidanzato che è diventato gay. Ci chiamiamo una volta all'anno quando su canale 5 danno Casper. Mi pare che sia domani o lunedì prossimo. Allora mi arriverà un messaggio di vero amore disinteressato e a lui altrettanto. Chissà se tra cinque anni sarà così ancora. Con i nuovi vecchi amici per cui è valsa la pena. La Terrons. La Daysòna. La Sciù. Pierino. Il Messicano. La Tesora. Il piccolo Monti e il suo monte di ore. Lui che dice che lavora troppo e io sono sempre lì al suo fianco. Gli dico di farlo più blu e lui: sembra un Telefunken. O anche tu, che ti penso sempre. Che ci metti un dieci di nero e quando ci penso mi batte sempre il cuore. A me che faccio di luminosità e contrasto il mio privato modo di essere e averti. Tu o qualcun altro diverso senza ne effe ne doppie vù.

spremuto da copiascolla, 12:55 | link | commenti (4)



"Sono in ufficio. Lo so, dovrei chiamarla agenzia. Magari fosse un ufficio. Di quelli con le otto ore. Ho appena compilato il time-sheet. Noi lo chiamiamo time-shit, come tempo di merda. Oggi ci ho scritto sopra un 17. Ho lavorato dalle 9 di stamattina e ho saltato la pausa pranzo. Mi sono portata la schiscétta da casa. Zuppa di cavolo fatta da me. Tutta la casetta sa di cavolo. Diventerò una di quelle che puzzano di cavolo e nessuno le vuole. E' l'una e quaranta. Una volta ho scritto un pezzo che mi ha dato moltissima soddisfazione. Si chiama Luna e Quaranta. Io adesso ho la luna e qui con me uno dice Arroddugggò e l'altra ha due borse sotto gli occhi e una in braccio. Abitano tutti e due a 36 euro di taxi da qui. Io tre passi e ho anche quasi un po' paura a farmeli a piedi. Chissà come mai è tardi e a volte presto per tornare a casa. Forse il mio lavoro non mi diverte più. Perché invece che si finisce tardi e il giorno dopo poi si dorme, qui va che più resti prima torni. Tutti dicono che è così dappertutto. Prendo la vaschetta del cavolo ma vorrei dire del cazzo. Come sono stanca. Ho avuto un monologo con la mia vagina. Le ho detto che la prossima volta la dò via per meno."

(Questo testo è liberamente ispirato dall'orario e dalla zuppa di cavolo. Tutto il resto è puro spirito di contraddizione e molte non sono neanche parole mie.)

spremuto da copiascolla, 01:49 | link | commenti (9)







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