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spremuto da copiascolla, 15:34 | link | commenti (4) Estratto fresco dal BLOGRODEO a percorsi cromatici di oggi.
“A volte le strade in salita sono meno faticose di quelle in discesa.†PERCORSO ROSSO - la prima frase scritta è quella della traccia; - la composizione è esattamente di 21 frasi; - ogni singola frase inizia con una lettera diversa dell’alfabeto, partendo dalla “A†fino alla “Zâ€; - la frase che inizia con la lettera “M†è un aforisma o un paradosso; - ogni altra frase numero (n) ha una qualche relazione con la frase numero (22 – n). “A volte le strade in salita sono meno faticose di quelle in discesa.†Biascica il nonnetto, in riva alla montagna. “Con questa gobba qui, che ho in coppa al senno, vado quasi meglio! Dove posso, accorcio il percorso e rotolo.†E ridacchia: “Quando ero giovane, ero come te, ragazzo. Facevo in su la vita a tre a tre i gradini. Guardami adesso: non mi resta che scenderla. “Ho capito, vecchio mio.†Il ragazzo grida al padre, dall’altro lato della montagna. “La vita non è vero che è tutta una salita. Mi sa che è fatta a scale. C’è chi scende e c’è chi sale. Non potevi continuare a scalare?†“Oltre la cima, non c’è altro niente†mormora il padre. Per scalarne un’altra, dovevo prima scendere questa che tu sali. Quando sarai su, pensa al tuo vecchio.†“Ricomincia a scalare quella parte†dice il figlio â€che ci incontriamo su.†“Se si potesse, l’avrei già fatto. Tu continua la tua salita, ragazzo mio, e la discesa io. Un vecchio va meglio a scendere, che il senno lo tira giù più della gobba. Vai, che in cima c’è né una anche per te.†Zoppicando il vecchio padre se ne va. (n=3) spremuto da copiascolla, 16:54 | link | commenti (1) Microstoria Vicissitudini di una parola congolese. Era solo una parola tra tante, dentro un vocabolario di congolese. Stava lì in ordine alfabetico tra i vocaboli congolesi con la spiegazione del suo significato e uso in congolese. Questa parola aveva delle ambizioni. Intanto il vocabolario le stava stretto. Era scritta in corpo nove. Va beh in corsivo, ma pur sempre in corpo nove. E voleva andare in un dizionario. Nel dizionario si sarebbe data un tono. Prima di tutto nel dizionario avrebbe avuto anche la sua bella parentesi con la pronuncia in congolese. In secondo luogo sarebbe stata più larga e di sicuro l'avrebbero messa in grassetto. Poi anziché una definizione di sole tre parole, si sarebbe onorata di varie righe di spiegazione dettagliata, con tutti i suoi begli esempi e le variazioni lessicali. Non ne era proprio sicura, ma avrebbe potuto addirittura aspirare a un sinonimo. Così l'avrebbero scritta due volte: la prima volta con un piccolo uno in apice, e la seconda con un piccolo due, sempre in apice. Alle altre 254.368 parole del vocabolario sarebbero saltate le grazie per l'invidia. Mentre invece le ben 825.998 parole del dizionario sarebbero state senz'altro felici di farle posto, dal momento che con lei sarebbero passate al rispettabile numero di 826.000. Naturalmente nell'ipotesi del sinonimo. Ma anche i tre nove non le dispiacevano, al massimo si sarebbe lasciata diminuire o sostantivare, giusto per arrivare alla cifra tonda. Così con questi progetti nel cuore, che per una parola congolese sta tra la prima e la seconda lettera della terza sillaba, saltò fuori dal vocabolario e giù dallo scaffale, balzellonando tra i tomi dell'enciclopedia e i fascicoli del ricettario di cucina. Finalmente scorse il dizionario, in tutta la sua imponente voluminosità , e ci si tuffò dentro, proprio sotto la lettera i, la sua iniziale. Se aprite un dizionario di congolese, la trovate lì. In Garamond corpo 12 grassetto corsivo. Con la pronuncia tra parentesi e 5 righe di definizione. Ilunga (ì:lù_§a) agg. m. s. 1 Espressione congolese che delinea un comportamento molto diffuso tra le popolazioni del Congo, che consiste nell'essere disposti a perdonare un affronto una prima volta e a tollerarlo una seconda volta, ma non una terza. es. "Perché, o amico mio congolese, ti dimostri così irrequieto poiché ti ho sottratto il terzo piatto di zuppa tipica congolese? Sei proprio un ilunga, o amico mio delle ridenti terre del Congo, cioè congolesi." Non troverete però il tanto sospirato sinonimo, perché davvero né in congolese né in alcuna lingua del mondo, è possibile tradurre ilunga con un solo termine. spremuto da copiascolla, 15:15 | link | commenti (6) A qualcuno risulta che improvvisamente Splinder non riconosca più i suoi pargoli?
spremuto da copiascolla, 10:39 | link | commenti (4) Palle di mandorla Ho un collega fantastico che si chiama wong. In cantonese vuol dire imperatore. Lui non si scompone. Se non ti viene una bella head ti dice: "Questa cosa poteva pensarla Wong che è cinese." Non l'ho mai sentito insultare qualcuno. Se serve un'illustrazione, lui non chiama un illustratore: se la fa lui. Se qualcuno lo obbliga a chiamare il freelance, scende sempre nei dettagli. Quando arriva il lavoro sa che lui avrebbe fatto qualcosa di diverso. Ma si comporta con la meraviglia spontanea di chi non avrebbe saputo fare di meglio. Oggi wong non c'è. Ieri sera tardi facevamo una locandina chiamata Music Festival. Ha fatto un logo operazione tridimensionale, con la effe di festival fatta a nota e la scritta adagiata sullo spartito. Mi piace vederlo lavorare. Mi lascia appollaiarmi sul mio sgabello e ascoltiamo sempre qualche canzone. Se entra il nostro capo, lo sente parlare e annuisce. Credo che un'inclinazione cinese lo spinga ad accettare il destino dei suoi disegni prima ancora che gli nascano tra le mani. Una volta mi ha detto che quando era piccolo e abitava a Hong Kong, suo nonno lo portava al parco. Lì invece di passeggiare il cane, si passeggiano gli uccellini. Ogni bimbo con la sua gabbietta. A volte andavano in certi chioschetti all'aperto dove il nonno prendeva un caffè e Wong credo un gelato. Appendevano la gabbia su un'asta messa lì apposta e Wong dice che gli uccellini si mettevano a cantare tutti insieme. Quando devo chiedergli un favore, lo chiamo Wonghìno. Quando devo fare un lavoro per lui, mi chiede sempre per piacere. Mi dice scusami e grazie. Wong in quei momenti sprigiona una delicatezza a mandorla. Ieri appunto stava sfregando sul foglio col pennarello nero. Sistemava le codine delle note del Music Festival. Tutto attorno suonava Insensitive di Jobim cantata da Sting. Io ero già a Rio. Il nostro capo, detto anche L'Uomo di Merda, è entrato con la sua camicia a righe a spezzare l'incanto. Si è messo a tirare le freccette sul bersaglio che teniamo per i momenti di svago. Ha detto che tanto il Music Festival non si faceva più perché ai piani alti avevano pensato invece a una proposta cinema. La vita di uno che fa il lavoro di Wong è costellata da miriadi di proposte cinema. E Wong è a un buon punto della sua carriera. Wong ha un grosso pregio: lui si offre. A metà mattina apre i gongoli o i grissini al sesamo e li mette sempre in mezzo. Quando per pranzo vado a fare una passeggiata con la mia amica Ale, che abita tre uffici più in là , lui va al Mc Donald a prendere l'Happy Meal. Così tiene la sorpresina per suo figlio. Ieri ha messo giù il pennarello indelebile. Ha aspettato che L'Uomo di Merda si portasse via quel suo sipario di arroganza mista a righe. E ha sbottato: "CON CAZZO". Oggi non è venuto e credo che non verrà più. Anche le mandorle hanno le palle. spremuto da copiascolla, 16:25 | link | commenti (7) Orco Natale.
Questo fu il Natale di Malaussène. Del primo, prima dell'evoluzione e del tutto tondo. Tim Burton aveva un incubo tutto femori e braccia. Orbite e congiunti senza più tèndini, pozzanghere della malaria e le zanzare della malora. Cantava di nero e neve sui tetti il nightmare before christmas. E la luna marea di carta. Pardon, parea. Con la voce a sei zeri di tutti i Renati del mondo.
spremuto da copiascolla, 17:49 | link | commenti (5) |